I profumi di Madame Walberg

Se non altro, grazie al Covid, abbiamo imparato che la perdita dell’olfatto si chiama “anosmia”. Molto fastidiosa per tutti, è tragica per chi di mestiere fa il “naso”, l’esperto di profumi per l’industria. 

Ne “I profumi di Madame Walberg” del francese Grégory Magne, in questi giorni nelle sale, la protagonista è uno dei nasi più affermati al mondo, ma soffre di ricorrenti crisi di anosmia. Donna ricca e scostante, Madame Walberg si sposta solo con macchine di noleggio, e incontra un autista alla disperata ricerca di denaro per ottenere l’affido condiviso di una figlia di dieci anni. Tra i due, costretti a passare insieme lunghe ore di viaggio, nasce uno strano e asimmetrico rapporto. Lei lo considera al sui servizio per tutte le incombenze, dal trasporto dei bagagli al rifacimento dei letti degli alberghi con lenzuola non contaminate da deodoranti dozzinali. Lui non la sopporta e vorrebbe ribellarsi, ma è anche affascinato dalle straordinarie capacità della donna e intenerito dalla sua solitudine interiore. A poco a poco le tensioni si stemperano, e tra i due nasce un legame più profondo: niente amore, ma complicità e stima reciproca.

Grégory Magne, qui alla seconda prova come regista dopo “L’Aire de rien” sulla vita del cantante Michel Delpech, è abile nell’evitare i luoghi comuni e costruisce il suo film con rara eleganza anche formale. Lo assecondano due ottimi attori. Madame Walberg è la splendida Emmanuelle Devos, che in Francia in venti anni di carriera ha interpretato una cinquantina di film ma non è molto nota a livello internazionale. In Italia l’abbiamo vista nei panni della madre del protagonista in “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio. L’ autista è Grégory Montel, che passa indifferentemente e con ottimi risultati dal teatro a cinema. Merita una citazione anche la quattordicenne Zélie Rixhon nei panni della figlia amatissima dell’autista.

gbg

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