Oggi voglio parlare di due donne di talento. La prima è Amélie Bonnin, la regista esordiente di “Partir un jour”, il lungometraggio che ha aperto l’ultima edizione del festival di Cannes, ed è arrivato da pochi giorni in Italia con il titolo “Allora balliamo”. La seconda è Juliette Armanet , consacrata tra i grandi della canzone francese nella cerimonia di apertura dei giochi olimpici del 2024 grazie a una toccante esecuzione di “Imagine”, che nel film interpreta la protagonista Cécile, cuoca emergente che sta per aprire un ristorante di lusso a Parigi con il fidanzato Sofiane. Ma i suoi programmi saltano quando scopre di essere incinta ed è costretta a tornare al paese perché il padre, che gestisce con la madre un modesto ristorante per camionisti, ha avuto un infarto. Qui Cécile incontra un amore di gioventù, che la costringe a ripensare le sue scelte di vita.
“Allora balliamo” è tutto qui, una piccola storia quasi senza trama, che si regge sulla bravura degli attori. Oltre a Armanet , merita una citazione il bello del paese, interpretato da Bastien Boullion, già visto in “La mattina scrivo”, e la pluripremiata Dominique Blanc nei panni della madre. Tutti però fanno la loro parte, e anche qualcosa in più, perché Bonnin li ha coinvolti in un ambizioso tentativo di mescolare i generi, chiedendo loro di cantare alcune parti del film. Non un vero e proprio musical, ma una singolare alternanza tra la recitazione e il canto, che inizialmente lascia lo spettatore un po’ perplesso, ma poi si dimostra piacevolmente funzionale al racconto.
˜In Francia il film, complice anche la notorietà degli interpreti e la rivisitazione di brani musicali famosi riscritti per l’occasione, ha avuto un notevole successo, raccogliendo oltre un milione di spettatori. Fandango, il distributore italiano, non può certo sperare in un analogo risultato. Ma i primi risultati sono comunque lusinghieri per un film anomalo in una stagione tradizionalmente difficile come l’estate.
gbg