De Gaetano al Museo del Cinema

Un direttore “sperimentale” per il Museo del cinema. Non che si tratti di un esperimento e poi vediamo cosa succede, ma nel senso che il nominato si è distinto negli ultimi anni per aver affiancato illustri registi e artisti che con il suo contributo, avendo come punto di riferimento editoriale lui e Torino, hanno realizzato brevi video in cui il cinema incontra l’arte, la fotografia, la grafica, la musica, i libri, l’architettura, l’immagine rielaborata, talvolta scomposta, moltiplicata, frantumata. Oggi potremmo essere nei territori del linguaggio multimediale, tanti anni fa si parlava di cinema sperimentale. 

Ecco, dunque, il nuovo direttore del museo della Mole, Domenico De Gaetano, noto a tutti coloro che bazzicano nei dintorni del cinema torinese come Mimmo. Ci sono voluti quasi tre anni per trovarlo, tre bandi e un bel po’ di euro. Che fatica. Cinquantenne, laureato in Storia del cinema – nella sua biografia il Museo lo definisce “esperto di cinema -, negli ultimi tre anni è stato vicepresidente della Film commission, uomo di fiducia del Comune, giunta Cinquestelle. Nel suo curriculum in anni passati figura anche l’attività di programmazione del Museo del cinema, sotto la direzione di Alberto Barbera, con il quale tuttavia pare che non ci fosse piena sintonia, e in tempi ancora più lontani alcune collaborazioni col Comune, come la Biennale dei giovani artisti, passata alle cronache con la polemica “dell’acciuga” per via del logo-manifesto che suscitò perplessità e discussioni sul senso dell’estetica e del buon gusto. Da segnalare anche la curatela di un catalogo dei registi piemontesi.

Molto famosi i nomi di registi e artisti con i quali Mimmo De Gaetano ha collaborato con le sue attività cinematografico-editoriali: David Cronenberg, Peter Greenaway, Emir Kusturica, Atom Egoyan, quindi i musicisti Michael Nyman – sue le musiche dei film di Greenaway -, Brian Eno, l’architetto-artista Daniel Liberskind. Potrebbe essere l’uomo giusto per il Museo del cinema. Bisognerà vederlo all’opera. Non va tuttavia dimenticato che la Mole ha un presidente di grande peso quale è Sergio Toffetti, che ha coperto l’assenza del direttore con un valente “Conservatore” quale è Donata Pesenti Compagnoni, e non farà certo mancare al nuovo direttore la sua collaborazione.

Mimmo De Gaetano è stato nominato direttore del Museo per tre anni dopo una lunga selezione con un bando durata ben cinque mesi che lo vedeva affiancato dai torinesi Luca Beatrice, apprezzato storico e critico dell’arte, ex numero uno del Circolo dei Lettori, politicamente  considerato vicino al centro-destra e da Stefano Francia di Celle, critico cinematografico, saggista, collaboratore di diverse trasmissioni di RaiTre sul cinema, del Festival di Venezia e di altre manifestazioni cinematografiche. Bando pubblico, dunque, affidato a una società privata che ha selezionato i finalisti da portare all’attenzione dei vertici del Museo. Un’affannosa quanto discutibile ricerca della “massima trasparenza”. E tuttavia bisogna ricordare che una regola non scritta, più cogente forse di altre scritte, attribuisce alla Regione la nomina del Presidente – Toffetti era arrivato con la Giunta Chiamparino -, e quella del direttore al Comune. Talmente cogente come regola che il vincitore del primo bando – costo 50 mila euro e cifre non lontane per gli altri due – era stato bloccato perché ritenuto troppo vicino al Pd, e il Comune Cinquestelle non gradiva. C’è da ricordare che allora il testo del bando non faceva alcun riferimento a un direttore esperto di cinema con funzioni artistico-scientifiche e per questa ragione molti esperti se ne erano tenuti alla larga. Il vincitore del secondo bando, dipendente del Ministero dei beni culturali, si era ritirato perché gli era stata negata l’aspettativa e aveva preferito il posto fisso. Ora dunque il caso e la trasparenza hanno voluto che il vincitore fosse un componente della Film Commission nominato dal Comune. Niente di male, succede, anche il caso talvolta sceglie bene.

Nino Battaglia