Cortellesi non convince

Con il politicamente corretto si vincono premi, si sbanca il botteghino e si prendono anche i timidi applausi di una parte del pubblico in sala. Ma non è detto che ne esca un buon film. “C’è ancora domani”, la molto lodata opera prima di Paola Cortellesi alla regia, proprio non mi ha convinto. L’ho trovata lenta, pretenziosa e inutilmente didascalica. E la sorpresa finale non basta, secondo me, a risollevarne le sorti.

Siamo nel 1946, in una Roma appena uscita dalla guerra e ancora pattugliata dalla polizia militare americana. Delia, interpretata dalla stessa Cortellesi, è un’infelicissima casalinga sposata con Ivano, un Valerio Mastandrea meno efficace del solito nel dipingere la figura di un uomo violento, senza un soldo e pieno di risentimento nei confronti della società. Con loro, ammassati in uno squallido seminterrato, vivono i tre figli e il padre di Ivano, bloccato a letto e tuttavia prodigo di consigli al figlio sul modo migliore di picchiare la moglie. 

Delia subisce in silenzio le botte del marito, nasconde come può i lividi, e sembra rassegnata al suo destino. Ma quando capisce che la figlia Marcella sta per commettere il suo stesso errore, fidanzandosi con l’uomo sbagliato, trova la forza per reagire a modo suo. 

“C’è ancora domani” è interamente girato in bianco e nero. La fotografia  di Davide Leone si ispira ai classici del neorealismo italiano, però non ha la forza autentica di quei capolavori. Quanto alla colonna sonora, il mix tra le canzoni dell’epoca e quelle di alcuni autori contemporanei è tutto sommato gradevole.

Paola Cortellesi ce la mette tutta, ma fatica a liberarsi del suo ingombrante passato di attrice comica. La povera Delia, sempre pronta a servire gli altri e perennemente in affanno per arrotondare le magre finanze famigliari, sembra un personaggio costruito a tavolino per suscitare pena, indignazione e rabbia. E proprio per questo non sempre ci riesce. 

gbg

3 comments
  1. Non so che film abbia visto lei, evidentemente non lo stesso Per cui c’è la coda fuori dai cinema come non succedeva da tempo, non lo stesso che fa applaudire le sale a fine proiezione e che smuove e commuove le diverse generazioni che lo vanno a vedere.ci vuole talento per raccontare con delicatezza temi densi e drammatici e la Cortellesi l’ ha dosata magistralmente Condita di ironia, altro che ” fatica di Liberarsi del passato comico”.
    In effetti di poco convincente e non so se volutamente penosA, c’è solo la sua recensione.

  2. Il film non è male, ma il politicamente corretto avvolge e banalizza i contenuti. il finale e veramente deludente, (a mio modeto parere, sono un quivis de populo che paga il biglietto del cinema non un esperto).
    La Cortellesi è sempre bella e brava ma non convince.
    sono d’accordo con il sig.battista, con il politicamente corretto si vincono i promi ma l’arte è un’altra cosa…

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