Clandestino a Parigi

“Clandestino a Parigi. Diario di un comunista italiano nella Francia in guerra (1940-1943)”, pubblicato da Donzelli, è un piccolo libro che vale la pena di leggere perché racconta gli anni della lotta contro il regime fascista dall’insolito punto di vista di un militante alle prese con i dubbi, le angosce e le speranze della sua vita quotidiana.

Celeste Negarville, primo sindaco di Torino democraticamente eletto nel dopoguerra, decise di tenere un diario a 34 anni, quando arrivò a Parigi da Mosca su ordine dell’Internazionale comunista, che voleva creare in Francia un centro di organizzazione e propaganda. Di famiglia operaia piemontese, rivoluzionario di professione fin dal 1921, nell’Italia fascista aveva subito numerosi arresti e nel 1927 era stato condannato a 12 anni di carcere. Liberato con l’amnistia del 1934, si era rifugiato in Francia e in seguito a Mosca, dove rimase tre anni, si sposò con la russa Nora Rosenberg e ebbe una figlia, Lučika, che nacque lo stesso giorno della sua nuova partenza per la Francia.

Il diario non era destinato alla pubblicazione. Era un modo di mantenere un labile legame con la moglie e la figlia rimaste a Mosca, con cui perse ogni contatto dopo lo scoppio della guerra. “Ho immaginato questa consolazione che so bene essere una finzione – scrisse in una delle prime pagine – ma che è la sola che vedo: scriverò tutti i giorni qualcosa per Nora, parlerò con essa come se mi fosse vicina. Quanti pensieri, quanti stati d’animo si agitano in me quotidianamente, che io vorrei condividere con Nora. Ebbene, questi pensieri, questi stati d’animo li consegnerò a queste pagine. Sarà per me non solo uno sfogo, un’evasione dalla solitudine, ma come un dovere verso Nora“.

Così, pagina dopo pagina, con molte interruzioni dovute all’attività di partito, Celeste dipinge nel diario un intimo ritratto di un uomo solo, che cerca consolazione nella lettura e nella passione per la musica classica. Le riflessioni di carattere politico, che abbondano in altre testimonianze scritte a posteriori e destinate alla pubblicazione, sono pochissime. Qui ci sono i sentimenti, le simpatie e le antipatie per i compagni di lotta, i problemi di salute, e perfino i tormenti della carne descritti senza censure. C’è la vita vera di una persona intelligente e colta, che anche attraverso il racconto delle sue debolezze dimostra una notevole statura di uomo e di militante. Perché, come scrive Celeste “essere tutti tesi, colla volontà e coll’intelligenza nello spazio della nostra lotta non significa non avere cuore. Mi pare anzi che la nostra lotta acquisti una luce ancora più pura, un valore ancora più grande, se si è capaci di sentire di quanti sacrifizi, di quanti dolori, di quante esistenze spezzate essa si nutre“.

Il diario termina nel 1943, e non racconta nulla del periodo successivo: il ritorno in Italia, il lavoro nel’Unità clandestina di Milano e nel CLN di Roma, la partecipazione all’assemblea costituente,  l’esperienza di sottosegretario nei governi Parri e De Gasperi, l’elezione a sindaco di Torino. Dell’Unione Sovietica conosceva tutto, e non dovette attendere la destalinizzazione per riconoscere i disastri dello stalinismo. Ma rimase comunista fino alla morte, che lo colse nel 1959, a causa di una malattia al fegato.

Per anni il diario di Celeste Negarville è stato conservato nell’archivio di famiglia. Soltanto nel 2020 La figlia Lučika, Lucetta per gli amici italiani,  ha deciso di pubblicarlo con l’aiuto dello storico Aldo Agosti, che lo ha corredato di una introduzione e un ricco apparato di note. 

Per chi fosse interessato, Agosti presenterà il diario, anche attraverso la lettura di alcuni brani scelti, venerdì 17 marzo alle 18 a Torino, presso la Società Operaia Edmondo De Amicis di corso Casale 134, al primo piano. Non mancate. L’ingresso è libero.

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