Cameron colpisce ancora

Con appena due settimane di programmazione “Avatar 2” è diventato il film più visto del 2022,  e in questo scorcio del 2023 continua imperterrito a macinare spettatori e incassi. Insomma, è l’ennesimo successo planetario del regista James Cameron, che ha ampiamente dimostrato di capire meglio di chiunque altro i gusti del grande pubblico, e di riuscire ad assecondarli proponendo ogni volta qualcosa di nuovo.

Delle sofisticate e costosissime tecnologie informatiche che hanno permesso di realizzare il secondo episodio della saga di Pandora è già stato scritto tutto, e per averne una idea basta guardare su Youtube i video dedicati al “making of” del film. Ma le tecnologie non bastano, come hanno scoperto a loro spese molti registi convinti che una cornice rutilante potesse nascondere il vuoto pneumatico delle idee.

Un errore che Cameron non ha commesso, perché nelle tre ore e mezza del suo film le idee ci sono, e pazienza se soltanto alcune sono sue, mentre le altre sono state prese a prestito dalla storia del cinema. Suo è sicuramente l’amore per il mare in tutte le sue forme, che è la cornice dell’azione. Del resto è pur sempre l’unico uomo ad essere sceso da solo con un minisottomarino nel punto più profondo degli oceani. 

Invece la storia della famiglia che vorrebbe vivere in pace, ma è costretta a battersi per la sua sopravvivenza e alla fine si dimostra più forte delle avversità, è un classico di tanti film di avventura. Gli scontri tra i nativi che vogliono difendere l’armonia del loro mondo dalle avide mani dei terrestri altro non sono che i vecchi western, con l’unica differenza che gli indiani avevano la pelle rossa, e i Na’vi blu. E che dire dell’epopea di Moby Dick, rivista in chiave ecologicamente corretta con le balene buone e i cacciatori cattivi?

Anche il grande e pirotecnico finale è una citazione, anzi una autocitazione che rimanda alle fiamme di Terminator e all’acqua di Titanic. E ovviamente funziona.

gbg

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