Bubble come Apple

 “Ron’s Gone Wrong’, malamente tradotto in italiano con “Ron, un amico fuori programma”, è un bel film di animazione pensato per i bambini, ma in grado di divertire anche i grandi che li accompagnano al cinema. 

Barney è un ragazzino timido e introverso, orfano di madre, che vive in una casa modesta con il padre e la nonna. A differenza di tutti i suoi compagni di scuola non ha un B*Bot, l’ultimo modello di robot tuttofare lanciato sul mercato dalla multinazionale Bubble con l’obiettivo dichiarato di dare a ogni teenager un amico fidato in grado di connettersi con il mondo. Quando finalmente i suoi riescono a regalargliene uno, poco costoso perché danneggiato durante il trasporto, Barney scopre che i danni non sono soltanto estetici. Ron – questo il nome del dispositivo – non ne combina una giusta. Non obbedisce ai comandi, fraintende quello che gli viene detto, e la sua voglia di imparare lo porta a strafare. Inizialmente Barney è disperato, poi si affeziona al nuovo amico, e combatte con tutte le sue forze per impedire che Ron venga distrutto dai dirigenti della Bubble, preoccupati per la cattiva pubblicità provocata dalle sue malefatte.

I ragazzini si appassionano alle avventure dei due, ridono dei disastri in serie, si commuovono quando i bulli della scuola prendono in giro Barney per le stranezze del suo amico, e alcuni dei più piccoli si spaventano quando le cose sembrano prendere una brutta piega. Ma l’immancabile lieto fine li rincuora, e anche loro escono dalla sala contenti. Quanto ai genitori, non possono non sorridere – e forse preoccuparsi – per le evidenti analogie tra la Bubble e la Apple: la magniloquente convention per la presentazione del B*Bot, gli asettici Bubblestore dove decine di impeccabili commessi spiegano le meraviglie del nuovo prodotto, e anche, purtroppo, le sistematiche violazioni della privacy degli utenti per suscitare nuovi bisogni e incrementare le vendite. 

gbg

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