A proposito di orsi…

 “Cocainorso”, della regista e attrice americana Elisabeth Banks, è uno di quei film senza troppe pretese, che per motivi a volte incomprensibili incontrano il favore del pubblico e diventano successi internazionali. A quattro mesi dalla sua uscita nelle sale ha incassato quasi novanta milioni di dollari, e continua  ad attirare spettatori.

Il punto di partenza è la storia vera del narcotrafficante Andrew Thornton, che nel 1985 fu trovato cadavere nel giardino di una villetta del Tennessee: il paracadute con cui era lanciato dal suo aereo non si era aperto. Thornton portava una sacca con parecchi chili di droga, ma la polizia era convinta che a bordo dell’aereo ne avesse molta di più, e che prima di lanciarsi si fosse liberato del carico. Una ipotesi confermata qualche mese dopo, quando la carcassa di un orso imbottito di cocaina fu ritrovata in un parco naturale della Georgia. Senza dubbio una overdose.

Che cosa sarebbe successo se quell’orso, invece di morire, si fosse assuefatto all’uso della droga? Elisabeth Banks ha immaginato che sarebbe diventato un mostro assetato di sangue, disposto a tutto pur di procurarsene dell’altra, e ha costruito un film a metà strada tra l’horror e il comico, dove turisti amanti della natura, ranger convinti di conoscere bene la fauna selvatica, trafficanti desiderosi di recuperare la droga e poliziotti decisi ad impedirlo diventano vittime non sempre innocenti della belva.

Il sangue scorre a bizzeffe, e se gli arti smembrati vi infastidiscono “Cocainorso” non fa per voi. Ma il film è così palesemente splatter da farsi perdonare molto, e i dialoghi tra gli sventurati protagonisti sono un ottimo esempio di comicità surreale. La scena iniziale, con i due escursionisti che si imbattono nell’orso strafatto, estraggono la macchina fotografica ed emettono gridolini di gioia per il regalo avuto da una madre natura tanto generosa, è un piccolo gioiello che vale da solo il prezzo del biglietto.

gbg

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