A letto con Sartre

Ci sono tanti modi per fare del buon cinema. Nelle ultime settimane, con “I Fabelmans” “Avatar 2” e “Babylon” abbiamo avuto tre ottimi esempi di cinema hollywoodiano, girati da grandi nomi di talento con abbondanza di mezzi tecnici e finanziari. “A letto con Sartre”, da pochi giorni arrivato nelle sale, è un piccolo film francese che segue la strada opposta. L’autore,  Samuel Benchetrit, è più noto come scrittore che come registra. Gli attori, a parte Vanessa Paradis – che tra l’altro è l’attuale moglie di Benchetrit – e Valeria Bruni Tedeschi, non sono molto noti in Italia. Tuttavia il film si lascia guardare, e colpisce piacevolmente per la leggerezza di una trama che mescola sottile umorismo e momenti degni del teatro dell’assurdo, angosce esistenziali e spensierata vitalità.

Siamo in una non meglio precisata città di mare del nord della Francia, dove un boss del porto dai modi spicci, ma timido, cerca di conquistare una cassiera del supermercato scrivendo pessime poesie. Gli altri membri della banda non sono da meno. Uno incontra una attrice balbuziente che sta mettendo in scena una commedia su Simone De Beauvoir e Sartre, e si rimette in discussione.  Un altro si innamora. Altri due, incaricati di reclutare a forza gli invitati per la festa di compleanno della figlia del boss, ingannano i tempi morti leggendo manuali di autocoscienza, mentre la moglie del boss conduce una scialba vita da casalinga.

Per tutti il riscatto arriva dalla bellezza. Non dei luoghi, perché il regista ha ambientato il film in alcune delle zone più squallide della costa francese, ma della parola: quella dei dialoghi, quella declamata nelle poesie, quella recitata sul disadorno palco di un teatro di provincia. Certo non si tratta di una bellezza travolgente. É piuttosto una bellezza così così, modesta come modesti sono i personaggi del film.  Ma sufficiente per far trionfare, senza troppa retorica, l’amore. 

gbg

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