Storie di sopravvissuti

Davanti alle telecamere  ha annunciato il suo ritiro Nivaldo. Lo strazio è troppo grande per quanto accaduto in Colombia ai suoi compagni di squadra. Il portiere della Chapecoense, 42 anni, sarebbe dovuto essere sull’aereo maledetto. Il giocatore vanta 299 presenze con la maglia della Chape e, di concerto con l’allenatore, aveva deciso che la sua ultima partita avrebbe coinciso con la 300esima presenza e si sarebbe consumata in casa, davanti ai propri tifosi. Non era partito con la squadra per l’andata della finale di Copa Sudamericana a Medellin.  Aveva deciso di saltare il match per poter festeggiare le sue 300 presenze con la Chapecoense nella prossima partita casalinga contro l’Atletico Mineiro.

“Sarei dovuto partire, ma alla fine sono rimasto in Brasile. Nella vita tutto ha un significato: avevo saltato anche il match di San Paolo con il Palmeiras”. Non c’ero perché avrei voluto festeggiare le 300 partite davanti al nostro pubblico. Quello sarebbe stato il mio addio al calcio”.

Una coincidenza fortunata per Nivaldo, che racconta quanto accaduto negli ultimi giorni: “C’è stato un cambio di volo e per questo la squadra non è tornata a Chapeco, ma è partita direttamente da San Paolo per Medellin. Caio, l’allenatore, mi ha detto che non mi avrebbe portato”.

Storie di sopravvissuti: come Sauro Tomà terzino destro del Grande Torino. Durante la sua permanenza in granata Tomà ebbe un rapporto di amicizia molto stretto con il capitano, Valentino Mazzola. Un infortunio ai legamenti del ginocchio gli salvò la vita impedendogli di partire per la trasferta di Lisbona contro il Benfica. Tomà venne però fortemente segnato da quell’esperienza, un incidente aereo nel quale persero la vita tutti i suoi compagni, gli  amici con cui aveva condiviso tutto.

 Il 6 febbraio 1958 nel cielo di Monaco, Il volo della British European Airways per Manchester, con a bordo 44 passeggeri e la squadra del Manchester United, doveva partite dall’aeroporto di München-Riem ma durante la fase di decollo, al terzo tentativo su di una pista ricoperta dalla neve, il velivolo si schiantò al suolo. Persero la vita 23 persone, 21 morirono sul colpo, le altre nei giorni successivi all’incidente. Il club inglese stava facendo ritorno a casa dopo aver disputato una partita contro la Stella Rossa Belgrado. Tra i superstiti c’era anche Bobby Charlton che poi sarebbe diventato uno dei pilastri dei Red Devils in quel magico trio con George Best e Denis Law

Matt Busby, il coach sopravvissuto  anche lui al disastro aereo, avrebbe fatto dello United la sua missione. Dalla tragedia alla voglia di rialzarsi per aprire un’era gloriosa, inaugurata nella stagione 1951-’52 con il titolo di campioni d’Inghilterra.  Seguirono altri 4 campionati vinti   e nel 1968  la conquista dell’agognata Coppa dei Campioni. 

Marco Patruno

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