Calcio e politica

Veltroni e Spalletti: uno juventino e un romanista.
Ogni settimana spunta una antagonista della Juve che sopravvive fino a quando non si suicida o incontra…la Juve. Che giocando male ma muscolarmente ha già vinto lo scudetto.
E’ molto più divertente, invece, sapere che Veltroni (un Montezemolo minore, buono per fare danno in ogni cosa), dopo aver distrutto il Pci, il comune di Roma e altro, ora sta per diventare presidente della Lega Calcio. Che spettacolo: pare che, come primo provvedimento per riportare la gente negli stadi, ad ogni spettatore pagante il biglietto sarà regalata una cassetta VHS di un film, come fece con un grande progetto politico, per l’Unità, ora defunta.
Spalletti, idolo della tifoserie romanista di estrema destra, ma non di quella che vorrebbe vincere lo scudetto, fa un percorso inverso: dallo sport alla politica. E irrompe alle spalle del telecronista-tifoso Sky per dire che a Roma ci vuole lo stadio nuovo. Inutile chiedersi chi lo manda, chi lo paga, e chi lo anima. Ma la sua discesa in campo trova terreno fertile nella gracchiante signora Buffon che allarga il concetto dallo studio: “In Italia servono stadi nuovi, non giganteschi”. A Torino come a Udine o a Cagliari, senza rompere tanto i coglioni, se li sono rifatti. Però un assist per i poveri costruttori che tra Tav, terremoti, messa in sicurezza delle scuole, non guadagnano ancora abbastanza, ma pagano con i voucher – quando non in nero – i dipendenti sinceramente serviva.
Grazie Luciano, grazie Walter, ma soprattutto grazie Ilaria.

Giancarlo Emanuel