Polvere, carni e tumori

I casi sono due. O l’Arpa non si è spiegata, o i consiglieri comunali non l’hanno capita. Uno solo, però il risultato. Sui giornali è comparso l’ennesimo allarme epidemiologico: a Torino ogni anno lo smog uccide 900 persone, e la vita media dei suoi abitanti si è accorciata di oltre due anni.

Le cose non stanno esattamente così. Come ha ben spiegato l’esponente radicale e medico  Silvio Viale “non si tratta di morti reali, evitabili con qualche provvedimento, come quelli per l’influenza. Non si sa nemmeno quanto il fattore smog sarà rilevante al momento della nostra morte, poiché altri saranno i fattori preminenti, ma si lascia intendere che abbassare per qualche giornata di qualche punto, subordinatamente al meteo e alla stagione, i valori di Pm10 o di NO2 possa salvare qualche morituro, come in una sorta di pubblicità ingannevole”.

Trovate l’intero intervento di Viale qui, e vale la pena di leggerlo perché affronta argomenti importanti per la corretta comprensione dei dati statistici ed epidemiologici. Che molto spesso in Italia vengono fraintesi. Un classico esempio riguarda la notizia che la carne rossa e gli insaccati provocano il cancro del colon. L’allarme fu lanciato due anni fa  con grande clamore da giornali e televisioni, e determinò una sorta di psicosi che portò a una consistente riduzione del consumo di carne nel nostro paese. All’origine c’era una ricerca condotta da un gruppo internazionale di studio coordinato da un epidemiologo italiano, Paolo Vineis. Sarebbe bastato parlargli, come fecero la BBC e –  unico in Italia –  il telegiornale scientifico Leonardo, per capire come stavano davvero le cose

Insomma, i numeri sono importanti, ma vanno capiti e interpretati. Quello che per un epidemiologo è statisticamente significativo, se non viene spiegato, può confondere l’opinione pubblica e generare allarmi ingiustificati. E’ accaduto per la carne, accade ora per le polveri sottili, che rappresentano un pericolo per la salute e vanno arginate. Ma non ammazzano 900 torinesi all’anno.

Battista Gardoncini