Nascere mediano

Vittorio Staccione nasce a Torino il 9 aprile 1904 per opporsi e giocare a pallone. Vittorio Staccione, per l’appunto, nella sua vita ha giocato a pallone e si è opposto.

Mentre in Europa si combatte ancora il primo conflitto mondiale, a Torino dei ragazzetti giocano a pallone tra le vie del centro: “Carlo, Mario e Vittorio con me, gli altri di là: si arriva a 5, e chi tira troppo forte la va a riprendere”.

Da quelle parti, un pomeriggio, passa quello svizzero mezzo crucco d’un Heinrich Bachmann, che si scusa con Carlo, Mario e gli altri compagni di squadra e porta Vittorio dove non si arriva a 5, ma il calcio lo si prende più seriamente: 1919, giovanili del Torino.

Un po’ di pazienza, parecchio sudore e un talento che viene fuori un poco alla volta e siamo nel 1924, l’anno dell’esordio contro l’Hellas Verona nella massima divisione nazionale.

Vittorio ha bisogno di farsi le ossa da vero calciatore, e quindi dopo un altro paio di apparizioni granata viene spedito in prestito a Cremona, dove convince con 25 presenze e un ottimo campionato. Poi il ritorno in granata con la speranza di esser protagonista. Il rientro  non lo consacrerà come il mediano che tutti si aspettavano venisse fuori, ma con 18 apparizioni e uno scudetto vinto si accorge di lui il Marchese Ridolfi che lo vuole subito in maglia viola, l’ultima esperienza felice di una vita disgraziata. Vittorio si lega immediatamente al capoluogo toscano e alla Fiorentina, diventando una delle fondamenta di quella squadra con 94 presenze in 4 anni, conoscendo l’amore della sua vita e scoprendo di dover diventare presto papà. La bambina che Vittorio stava aspettando con ansia nasce già morta e Giulia, la ragazza bionda di Fiesole che lo aveva fatto innamorare, in seguito alle complicazioni del parto lascerà Vittorio da solo a combattere contro il mondo.

Nel ’34 viene ingaggiato dal Savoia, ma dopo l’episodio del doppio lutto familiare Vittorio non è più lo stesso calciatore e soprattutto lo stesso uomo. Capisce che quell’ambiente non fa più per lui e si ritira dal mondo del calcio, decidendo di entrare in fabbrica per tirare avanti. Fabbrica Italiana Automobili Torino, si torna a casa.

Opporsi agli avversari in campo, al dolore che ti porta via il sogno di una bambina e la certezza di un amore, alla vita che ti vuole sconfitto. Non sarà così,  Vittorio torna fare il mediano senza pallone e tacchetti questa volta. Si oppone al fascismo e riprende posto in campo, il suo posto. Un operaio sotto il regime mussoliniano.

Segnalato dall’OVRA alle SS per militanza antifascista e simpatie con l’azione partigiana torinese, durante un rastrellamento viene portato al campo di concentramento di Mauthausen, dove morirà il 13 febbraio 1945 per setticemia e cancrena, dovute alle violenze e alle insostenibili condizioni di prigionia.

Staccione ha incarnato il vero significato di mediano. Nascere per opporsi, venire uccisi per essere liberi. Vittorio Staccione matricola 59160. In opposizione ostinata e contraria.

Marco Patruno

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