Buon compleanno, Capitano

Domani sarà una data importante per i tifosi del Torino. La leggenda con la L maiuscola della  storia granata, Valentino Mazzola, compirà 100 anni. Di colui che resta e resterà per sempre nella memoria e nel cuore di tutti. A partire da chi ha vissuto le gesta sportive degli Invincibili. Per comprendere chi sia stato e che cosa abbia rappresentato per il calcio italiano Valentino Mazzola basterebbe una frase, quella di Giampiero Boniperti, per decenni la bandiera dei “cugini” bianconeri: “Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelé, a Di Stefano, a Cruijff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a Mazzola”.

Valentino Mazzola nasce a Cassano d’Adda il 26 gennaio 1919. Le sue origini sono umilissime. Suo padre lavora come manovale in un’impresa edile e viene a mancare quando Valentino ha 10 anni. Questo tristissimo accadimento, oltre a segnarlo profondamente, costringe il ragazzo a lasciare la scuola in quinta elementare e a mettersi a lavorare per aiutare la famiglia composta dalla madre e dai suoi quattro fratelli. La prima squadra di Mazzola è  Gruppo Sportivo Carlo Tresoldi di Cassano d’Adda. A 19 anni conquista un posto nell’Alfa Romeo di Milano che milita in serie C, mentre l’anno successivo passa al Venezia, compagine di serie A, anche se di modesta caratura.

Il suo temperamento e la sua classe si manifestano ben presto. Gioca da mezzala sinistra, ma di fatto è un giocatore universale, a tutto campo, capace di ricoprire qualsiasi ruolo. E’ proprio nel periodo lagunare che incontra Ezio Loik, mezzala destra, che insieme a lui costituirà la mitica e indimenticabile coppia di assi del Grande Torino. Gli anni veneti si rivelano entusiasmanti: nel 1941 arriva la Coppa Italia, nel 1942 il terzo posto in campionato. Il suo talento non passa inosservato al commissario unico della nazionale, Vittorio Pozzo, che lo vuole a tutti costi in maglia azzurra. Ma anche Ferruccio Novo, il patron del Torino, non vuole lasciarsi sfuggire il fenomeno lombardo e lo acquista assieme a Loik per la cifra di un milione e duecentomila lire. Valentino esordisce in maglia granata il 4 ottobre 1942 contro l’Inter e il suo primo gol lo mette a segno in un derby nell’ottobre del 1942: Juventus-Torino 2-5. Le sue giocate saranno decisive per la conquista dello scudetto nella stagione 1942-43, il primo del Grande Torino. La squadra che di lì a poco avrebbe scritto pagine leggendarie. Oltre ad avere Valentino Mazzola come punta di diamante, forma un attacco da sogno proprio con il suo gemello Loik, con il bomber ex Juve Guglielmo Gabetto, il vercellese Pietro Ferraris II e Franco Ossola. A condire la splendida stagione arriva anche la Coppa Italia dove in finale c’é proprio l’ex squadra di Valentino, il Venezia, che viene piegato con un secco 4 a 0.

Nel 1943 il campionato regolare si ferma e solo sul finire del 1945, riprende. Il Torino getta così ulteriormente le basi per diventare “Grande”. Arrivano in granata Valerio Bacigalupo, Mario Rigamonti, Aldo Ballarin ed Eusebio Castigliano. Non c’è storia e in campionato il tricolore è ancora granata. Mazzola va a segno 16 volte continuando a disegnare calcio e diventando sempre più leader in campo, trascinatore, uomo simbolo di quel fantastico collettivo.

La migliore stagione Valentino la vive nel 1946-47 dove realizza caterve di gol, addirittura 29 stravincendo il titolo di capocannoniere del campionato. Ovunque si perpetuava il mito di una compagine davvero imbattibile, ovunque si parla di quel gruppo straordinario di campioni, una vera e propria macchina da gol, assolutamente inarrestabile. Anche il Benfica per salutare l’addio dell’idolo Ferreira chiede di poter disputare un’amichevole con i granata. E proprio Mazzola fa da mediatore con i lusitani per organizzare la trasferta. Per la gara viene concordata la data del 3 maggio 1949 a Lisbona.

Il resto è storia: il 4 maggio 1949 l’aereo che riporta il mitico Toro a casa dopo l’amichevole in Portogallo si schianta sulla collina di Superga, stroncando delle giovani vite e infrangendo il sogno di milioni di tifosi. Valentino avrebbe potuto dare ancora tanto al calcio e alla vita, ma in trent’anni di esistenza è riuscito comunque a lasciare un ricordo indelebile nei cuori di milioni di tifosi. Schivo nella vita, esplosivo in campo, rimane per tutti un esempio e un campione indimenticabile.

Marco Patruno