Storie mondiali, Argentina 1978

L’Argentina, terra di grande tradizione calcistica ma mai campione del mondo, organizza l’undicesima edizione della coppa del mondo. Assenti personalità immense come Cruijff e Beckenbauer, sorgono nuove stelle nel panorama calcistico. Manca, però, il giovanissimo Maradona che sta incantando tutta l’Argentina con le sue giocate. Menotti, C.T argentino, lo considera troppo acerbo, per un torneo che i padroni di casa hanno l’obbligo di vincere.

L’Italia parte per il Sudamerica tra i fischi e insulti, visto le opache prestazioni che gli azzurri hanno offerto ultimamente. Bearzot lancia, però, a furor di popolo due giovanotti niente male: Rossi e Cabrini. Nella partita che inaugura la nostra avventura mondiale affrontiamo la Francia di un timidissimo Platini. Dopo neanche un minuto di gioco ci brucia con una rete di Lacombe. E’ proprio in questo momento che nascono le nostre stelle: raddrizziamo la partita con Rossi e vinciamo con una rete di Zaccarelli per il 2-1 finale. Vinciamo anche contro l’Ungheria, 3-1 e con un gol di Bettega sistemiamo gli argentini a casa loro, per l’1-0 finale. La critica è entusiasta: esprimiamo bel gioco e grinta. Il sogno continua.

Negli altri gironi vanno avanti il Brasile a braccetto con l’Austria, la Germania Ovest di Rumenigge e l’Olanda guidata dal ”volpone” Happel. I tulipani, orfani di Cruijff, sembrano i lontani parenti dell’Arancia Meccanica ammirata in terra tedesca quattro anni prima.

L’Italia approda al girone di semifinale: dominiamo i tedeschi, ma impattiamo 0-0, battiamo l’Austria con una rete di ”Pablito” Rossi 1-0. Ultimo ostacolo tra noi e la finalissima è l’Olanda, che ha una miglior differenza reti rispetto alla nostra. Ci illude l’autogol di Brandts al 19′, che ci porta in vantaggio, ma lo stesso Brandts si vendica, e pareggia con un tiro da fuori. Un altro tiro da fuori, questa volta di Haan, ci condanna alla finalina con il Brasile. Con i brasiliani sarà’ la stessa musica, vantaggio nostro con Causio e due tiri da fuori area: di Nelinho e Dirceu le stilettate. 2-1 finale. La critica sarà feroce, prendendosela con le diottrie di Zoff, ritenendolo un portiere ormai finito. Avessimo avuto un po’ più di fortuna, forse avremmo potuto vincere il titolo, ma consideriamolo un antipasto per il mondiale del 1982. Nell’altro girone l’Argentina è guidata da quella iradiddio di nome Kempes: 2-0 alla Polonia, 0-0 contro il Brasile in una partita dura e spigolosa e 6-0 finale, schiantando il malcapitato Perù.

Estadio Monumental di Buenos Aires, di fronte Argentina e Olanda. Gli Orange ci riprovano quattro anni dopo Monaco di Baviera, di nuovo contro i padroni di casa. La partita diretta dall’italiano Gonella (magra consolazione per noi) è nervosa, tesa e l’arbitro è più impegnato a sedare risse che a comandare il gioco. Ci pensa Kempes a ricordare a tutti che il calcio non è solo rissa e scontro, realizzando il gol del vantaggio argentino. Pareggia Poortvliet per gli olandesi portando la partita ai supplementari. Al 104′ è nuovamente Kempes a illuminare gli occhi degli argentini, 3-1 finale di Bertoni al 114′. Lo stadio è una bolgia, l’Argentina è campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Trascinati dalla contagiosa grinta di Kempes e dal capitano Passarella, che mostra orgoglioso al cielo di Buenos Aires la coppa, una vittoria legittima e da troppi anni desiderata.

Marco Patruno