Storie mondiali, Messico 1970

La Fifa affida al Messico l’organizzazione della nona Coppa Rimet, è un’edizione spettacolare quella del ’70, unico problema è l’altitudine -si gioca a più di 2000 metri dal livello del mare – che crea imbarazzo, soprattutto alle squadre europee. Svolta anche nei regolamenti, per la prima volta sono previste due sostituzioni e noi italiani impareremo a convivere con la parola: “staffetta”.

Partiamo proprio dalla nostra nazionale che è campione d’Europa in carica, ma nessuno se ne accorge vista la partenza: un misero gol segnato alla Svezia (1-0) e due pareggi per 0-0 con Uruguay e Israele. Passiamo il turno a braccetto con i sudamericani, ma è già polemica. Il Messico, padrone di casa, passa insieme all’URSS, non senza qualche ”aiutino” arbitrale. La Germania Ovest fa il vuoto nel proprio girone, e Gerd Muller, formidabile attaccante tedesco, è una mitraglia: 3 gol alla Bulgaria (5–2), 3 reti anche al Perù (3-1), la squadra tedesca è una seria candidata alla vittoria finale.

Ma è il Brasile che fa luccicare gli occhi. Chi può disporre in tutto il torneo di campioni come Jairzinho, Gerson, Tostao, Rivelino e lo straripante Pelè? I carioca travolgono la Cecoslovacchia (4-1), battono gli inglesi con una rete di Jairzinho, è in pratica uno scambio di consegne tra i campioni uscenti (Inghilterra) e i futuri campioni del mondo (Brasile).

Ai quarti l’Italia sembra svegliarsi dal torpore, elimina i messicani dopo l’iniziale vantaggio dei padroni di casa, arriva il pareggio su una autorete di Pena. Qui si scatenano Riva, che va a segno, poi Rivera e ancora ”rombo di tuono” per il 4-1 finale. Passa l’Uruguay che ai supplementari ha la meglio sull’URSS, con una rete di Esparrago. Il Brasile danza sul malcapitato Perù (4-2), ma è Germania Ovest-Inghilterra la partita più attesa. Gli inglesi passano due volte, per i tedeschi sembra finita, ma ”Kaiser” Franz Beckenbauer e Seeler ristabiliscono la parità, 2-2 e si va ai supplementari. Il solito Gerd Muller infila il portiere Banks per il 3-2 finale. Wembley è vendicata ma per i tedeschi ci sono altri tempi supplementari in arrivo.

In semifinale il Brasile elimina l’Uruguay (3-1) e si guadagna la finalissima di Citta’ del Messico. L’altra semifinale è storia: Italia-Germania 4-3: Un tornado di emozioni: hanno scritto libri, hanno dedicato a questa gara un film, si è detto e ridetto tutto. Boninsegna ci porta in vantaggio all’8′, pareggia al 92′ Schellinger: 1-1. Supplementari: Muller porta in vantaggio i tedeschi. Pareggia di nuovo Burgnich, per il gol più importante della sua carriera, “Giggirriva” ci porta sul 3 a 2, ma è Muller che colpisce: 3-3, con Rivera appostato sul palo che sta a guardare il pallone che entra in rete. Rivera, un minuto dopo, si vendica e segna il gol del definitivo 4-3: è fatta. L’ Italia è in finale: è dal 1938 che non assaporiamo gioie del genere.

E’ il 21 giugno e allo stadio Azteca sono di fronte Italia e Brasile. Valcareggi lascia in panchina Rivera (entrerà a 6 minuti dalla fine quando tutto sarà purtroppo deciso): l’uomo decisivo della semifinale con la Germania. Il Brasile passa al 18′ con uno straordinario colpo di testa di Pelè, Bonisegna ci illude pareggiando al 37′. Il Brasile ci demolisce nella ripresa, con le reti di Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto per il 4-1 finale. Va detto che la nostra nazionale è stremata dalla magica e durissima semifinale con la Germania e in condizioni normali, forse, avremmo potuto fare qualcosa in più. Ma Pelè è il più grande di tutti, con lui il Brasile ha conquistato per tre volte la Rimet aggiudicandosela definitivamente (così vuole il regolamento). Gli azzurri tornano mestamente in Italia: è stata una grande nazionale quella del ’70, sicuramente non degna dei pomodori ricevuti al rientro.

Marco Patruno