La corsa spezzata

Antonio va avanti e indietro su quella fascia e ne conosce a memoria ogni zolla. È il suo territorio. Il suo piccolo posto nel mondo. Il 25 agosto 2007 era un giorno come un altro, si giocava Siviglia – Getafe.

Era l’alba del  campionato spagnolo e prima del fischio iniziale, Antonio Puerta aveva portato in trionfo la Coppa UEFA, in un stadio Pizjuán in visibilio, vinta l’anno precedente in finale contro il Middlesbrough.  La partita sarebbe stata una festa, un degno riconoscimento dei tifosi per l’egregia stagione del Siviglia l’anno prima.

Tutto procedeva per il meglio fino a quel maledetto minuto 28 del primo tempo: un avversario aveva provato a mettere in mezzo il pallone ma l’esecuzione non era stata delle migliori e la sfera era finita a fondo campo. Anziché tornare indietro come al solito e ricominciare la sua infinita corsa sulla fascia, Puerta si accasciò come non aveva mai fatto, lui che non provava mai stanchezza nonostante i chilometri che macinava ogni giorno. Rimase piegato in due per qualche secondo prima di sprofondare al suolo.

Il primo a capire ciò che era successo fu Dragutinovic, il compagno di reparto. Chiamò anche il portiere Palop per aiutarlo e pochi secondi dopo c’era tutto lo staff medico del Siviglia. Stava per soffocare con la sua stessa lingua, ma i suoi amici lo salvarono. Dopo qualche minuto ritrovò la forza che gli era abituale, si rimise in piedi e raggiunse gli spogliatoi a piedi. Il peggio era passato e tutto lo stadio applaudì per incoraggiarlo.

Una volta uscito dal campo e sottoposto ad accertamenti medici, continuò ad avere altri attacchi cardiaci nonostante i medici provassero la rianimazione cardiopolmonare. Sembrava che fosse finito tutto e che fosse di nuovo pronto per correre lungo la sua fascia sinistra.

A  Siviglia, qualche giorno dopo la partita col Getafe, il suo cuore smise di battere per sempre. Alle ore 14:32 il capitano e bandiera del Siviglia, Antonio Puerta, morì nell’ospedale Virgen del Rocío. A 22 anni. 40 giorni prima di vedere al mondo il suo primogenito. Il terribile destino ha impedito al ragazzo di Siviglia di abbracciare suo figlio e di realizzare i suoi sogni sportivi con la sua squadra del cuore, per cui aveva addirittura rifiutato il Real Madrid.

Il mondo del calcio rimase sconvolto dalla prematura morte del capitano biancorosso. Il ragazzo che era cresciuto sugli spalti del Pizjuán, insieme al padre, guardando il Siviglia e sognando, un giorno, di giocare su quel manto verde. Il sogno si era realizzato, il suo destino di leggenda del club e one man team era dato praticamente per sicuro dalla maggioranza degli esperti di calcio spagnolo.

Pochi giorni dopo la sua scomparsa si giocò la Supercoppa Europea tra il Siviglia e il Milan: entrambe le squadre proposero di annullare il match per onorare la memoria del giovane capitano ma lo show doveva andare avanti, secondo gli eminenti esponenti della UEFA, e la gara si giocò comunque. Alla fine prevalsero gli uomini: i ventidue in campo indossarono la maglia numero 16 con la scritta Puerta, per ricordare il loro collega. Tutti con la sua numero 16. I tifosi rossoneri esposero un composto striscione, “Onore a Puerta”, che fu accompagnato da un lunghissimo applauso quando fu esposto allo stadio Louis II.

Il match fu ricco di momenti simbolici ed emozionanti: Renato, il mediano del Siviglia, segnò il primo goal del match e subito indicò il cielo, dove riposava il suo amico Antonio. Il Milan rimontò l’iniziale svantaggio e vinse per 3-1 evitando di festeggiare, come da prassi, per ricordare quel ragazzo che adorava tanto il mestiere che faceva. Quel ragazzo che non avrebbe mai e poi mai rinunciato a vestire la casacca della sua squadra, quel bianco-rosso che lo faceva sembrare un cavaliere Templare.

A Siviglia ci sono molte cose che parlano di Antonio e la più importante è sicuramente la strada vicino allo stadio del Siviglia, chiamata proprio come l’eterno terzino sinistro.

Marco Patruno