Tecniche di ripresa

La telecamera più costosa del mondo non farà di voi un buon operatore. Ma se rispetterete alcune semplici regole potrete migliorare considerevolmente la qualità delle vostre immagini, anche se le girerete con una telecamera di piccole dimensioni, che un tempo si sarebbe definita “amatoriale”.

La prima regola riguarda il modo di impugnarla. Di solito ci sono due tipi di visori: lo schermo che si apre sulla fiancata e un oculare. L’oculare è meglio. Non soltanto eviterete fastidiosi riflessi, ma sarete anche costretti a tenere la telecamera vicino al corpo, con il braccio piegato, a tutto vantaggio della stabilità della ripresa. Sempre ai fini della stabilità è bene anche usare entrambe le mani, la destra infilata nella impugnatura, non troppo stretta per controllare anche il bilanciere dello zoom, la sinistra più avanti, vicino all’obiettivo, per manovrare  le ghiere e i pulsanti che controllano fuoco, diaframma, tempo e bilanciamento del bianco, peraltro non presenti in tutti i modelli.  Comunque, nei primi tempi è meglio fidarsi degli automatismi di ripresa,  concentrandosi su ciò che importa davvero, e cioè le inquadrature.  Ma se avete intenzione di riprendere con una certa continuità è bene che investiate qualche euro in più per un modello con i controlli manuali.

La seconda regola riguarda il modo di riprendere. Tutto deve essere subordinato alla necessità di evitare scosse e ballonzolii. Abbiamo già visto che la telecamera deve essere tenuta vicino al corpo. Le braccia tese e  i movimenti bruschi vi qualificheranno immediatamente come dilettanti allo sbaraglio, e dunque vanno evitate. Ma c’e’ un altro tipo di movimento che dovrebbe sempre essere evitato, ed è quello che dipende dalle vostre scelte di ripresa. Gli zoom e la panoramiche sono nella maggior parte dei casi inutili, e vi creeranno un bel po‘ di problemi in fase di montaggio.

Facciamo qualche esempio. Uno zoom a stringere può avere senso se state riprendendo la cartina con il percorso di una gita, e volete evidenziare la meta. Però deve essere realizzato in modo tecnicamente ineccepibile, ricordando che una  telecamera è stabile quando si usa il grandangolo, ma diventerà ballerina quando stringerete l’inquadratura, perché il tele è molto più sensibile alle vibrazioni innescate dalla pressione del vostro dito sul pulsante dello zoom. Si può ottenere lo stesso risultato con meno fatica e meno problemi con  due inquadrature fisse, la prima larga sulla cartina, la seconda stretta sulla meta, accostandole in montaggio.

Le panoramiche sono un altro punto dolente. Intanto il movimento dovrà essere lento, perché la velocità mette in crisi i sensori, creando un fastidioso effetto di trascinamento. Poi dovrà essere uniforme: non c’e’ nulla di peggio di una panoramica a velocità variabile. Infine si dovranno evitare i sobbalzi, soprattutto all’inizio e alla fine della ripresa. Soltanto un buon cavalletto e un’ottima testa fluida garantiranno il risultato, ma stiamo parlando di pesi dell’ordine dei sei-sette chili, e di costi elevati. Comunque, se proprio volete tentare l’impresa a mano libera, ricordate almeno di tenere la telecamera e le braccia assolutamente ferme, e di ruotare l’intero busto con i piedi saldamente appoggiati nello stesso punto.

Nella stragrande maggioranza dei casi i risultati migliori si ottengono con immagini fisse. E’ come  scattare una fotografia: scegliete l’inquadratura migliore, controllate la luce  – è sempre meglio averla alle spalle o di fianco – e riprendete per almeno una quindicina di secondi. Poi cercate altre belle inquadrature, e fate lo stesso. Se avete dei compagni di gita alternate i primi piani ai campi medi e lunghi. Efficaci sono anche i piani americani, e cioè  una inquadratura che parte  da metà della coscia e arriva poco sopra la testa. Pare si chiami così perché  era usata nei film western per far vedere i cinturoni con le pistole.

Temete che questo tipo di riprese a camera fissa risulti noioso? Niente paura, il montaggio è fatto apposta per costruire il movimento e ne parleremo nella prossima puntata.

Qui vale la pena di spendere due parole sull’audio. Tutte le telecamere hanno microfoni incorporati, che registrano voci e rumori di ambiente. Non sono eccezionali, e soprattutto non distinguono tra il vostro amico che parla e la fontana scrosciante tre metri più in là. Inoltre sono estremamente sensibili al fruscio del vento. Se pensate di aver bisogno di un audio “pulito” dovrete prendere in considerazione l’acquisto di un microfono dedicato, una “pulce” da applicare sulla giacca dell’intervistato e collegare con un filo o un apparecchio radio alla telecamera.  Due  avvertenze, però. Ci sono telecamere “consumer” che proprio non hanno prese,  e un microfono davvero buono  non costa meno di trecento euro. Un investimento da fare soltanto se si pensa di dedicare molto tempo ai video.

3 Commenti

  1. Vinicio Vatteroni

    L’autore ha redatto questo servizio con competenza e professionalità: un servizio chiaro e sintetico di grande utilità per i neofiti e di tutti coloro che non hanno maturato esperienza nelle riprese.

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