Tecniche di montaggio

Fin qui è stato abbastanza facile. La telecamera l’abbiamo comperata, la gita in giornata l’abbiamo fatta, e sulla nostra scheda c’e’ mezz’oretta di girato, quanto basta per montare un filmato di circa due-tre minuti da condividere su Youtube. Perché solo tre minuti? Perché purtroppo non siamo né Kubrick né Sergio Leone, e non possiamo abusare della pazienza degli amici. Se vi sembra poco, sappiate che un servizio del telegiornale non supera in genere i due minuti, interviste comprese.

Noi però non vogliamo far concorrenza ai giornalisti, almeno in questa prima fase. Dunque rinunceremo in partenza a preparare  un testo che accompagni le immagini: non è banale scrivere per la televisione e leggere quello che si è scritto senza ridicole inflessioni dialettali. Come sonoro, almeno nei nostri primi tentativi, andrà benissimo una canzone di montagna.

Immagini e canzone andranno caricate nel sistema di montaggio. Qui le cose si complicano, perché i file video sono “pesanti”: richiedono al computer una elevata potenza di calcolo e hanno bisogno di essere conservati in hard disk capaci. Ci sono tanti tipi di computer e tanti programmi di montaggio, alcuni semplici, altri sofisticati e pieni di funzioni utili soltanto agli addetti ai lavori.  Se partite da zero e siete ancora indecisi, anche iMovie fornito gratuitamente dalla Apple sulle sue macchine può bastare, mentre nel mondo PC esistono parecchi programmi poco costosi, che però richiedono una certa attenzione nella configurazione del sistema. Se cercate strumenti professionali, Final Cut è un programma che gira soltanto su Apple, mentre Adobe Premiere è disponibile per tutte le piattaforme.

Nel programma di montaggio le immagini e la musica  saranno visibili come iconcine, dette “clip”,  nella zona in alto a sinistra riservata al materiale grezzo.   Avrete una clip per ognuno degli “stacchi” effettuati durante le riprese.  In un  girato di mezz’ora, se avrete seguito il consiglio che vi abbiamo dato nel precedente articolo – stacchi di una quindicina di secondi – dovrebbero esserci circa 120 clip. La clip della musica sarà distinguibile dalle altre perché sarà raffigurata da un’onda sonora.

Molto semplificando, voi dovrete prendere la clip musicale e trasferirla nella timeline, la zona bassa dello schermo dove compare il materiale montato. Sarà la musica a determinare la durata del vostro filmato, e sarà “sulla” musica, ascoltata durante il montaggio, che inserirete le immagini, scegliendo le clip e modificandone  la durata con gli strumenti di editing. Questi strumenti sono numerosi e complessi:  consentono ad esempio di rallentare un’immagine, rovesciarla, correggerne il colore, oppure di inserire titoli e dissolvenze. Imparerete con l’esperienza ad usarli. Il primo e fondamentale strumento è quello che  consente di selezionare la parte della clip che vi serve, fissando i punti di ingresso (in) e di uscita (out) del taglio.

Nei vostri primi esperimenti cercate la semplicità. Una passeggiata in montagna ha un inizio – i preparativi appena scesi dalla macchina – uno svolgimento – il cammino in fila indiana, un passaggio difficile, un camoscio sulla cresta, la sosta in vetta con relativo panorama – e una conclusione, che in genere coincide con una pantagruelica cena in compagnia. Raccontatela senza fronzoli, una immagine dopo l’altra, seguendo il ritmo della musica e senza quegli orribili effetti speciali preconfezionati che qualificheranno immediatamente il vostro video come opera di un incompetente. Anche le dissolvenze andrebbero evitate. Nella teoria del montaggio hanno significati precisi, come  il trascorrere del tempo. Usarle a sproposito è un errore paragonabile a uno strafalcione sintattico.

Nell’articolo precedente vi avevamo consigliato di evitare panoramiche e zoom durante le riprese. Il ritmo di un filmato, infatti, non dipende da loro, ma dal montaggio. Tre immagini fisse di tre secondi l’una, montate in sequenza, saranno sempre e comunque più dinamiche di una panoramica “ballata” di nove secondi. Se poi riuscirete a far coincidere il cambio dell’immagine con le battute della vostra musica, l’effetto sarà moltiplicato.

Un esempio per tutti. Il regista Ingmar Bergman, nel 1975, propose una versione cinematografica de “Il flauto magico” di Mozart.  Riprese da par suo l’opera messa in scena da una piccola compagnia svedese, ma aveva il problema di rappresentare visivamente l’ouverture, che di solito viene suonata dall’orchestra a sipario abbassato. Ecco come lo risolse

Uno zoom e un pugno di dissolvenze, poi tante immagini fisse, montate a stacco. Sette minuti di grandissimo cinema. E anche sette minuti che valgono più di centinaia di pagine di noiosi manuali.

Buon lavoro.

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