Renato sul pullmino amaranto

Renato Scagliola ci ha lasciato. Un bravo giornalista, uno scrittore elegante, un musicista raffinato.  Appassionato, tra le tante altre cose,  della montagna e  delle sue tradizioni. Ne aveva scritto per noi di Oltre il ponte, e rileggere i suoi pezzi oggi ci ha fatto  sentire un poco meno tristi. Vogliamo ricordarlo qui, con una foto di Maria Giulia Alemanno e con le parole di Gianpaolo Boetti, amico e collega.  

Un’altra botta alle nostre vite, ai nostri ricordi, al nostro essere davvero “esuli in questa valle di lacrime”. Renato Scagliola l’ho visto l’ultima volta prima delle vacanze a palazzo Ceriana. Ma quando mia moglie Cristina me lo ha detto al telefono sono rimasto senza parole. Mi succede sempre più spesso quando perdo pezzi dei ricordi che vanno da Corso Valdocco fino a via Marenco, dalla Gazzetta del Popolo alla Stampa. La cosa che mi piaceva di più di Renato era quel suo essere dalla parte degli ultimi. Ne raccoglieva le tracce, i resti, le rimanenze, e ne faceva canzoni che con i Cantambanchi portava in giro nella Bassa Padana, nelle città o lungo i monti su un pullmino amaranto che qualcuno ancora ricorderà. E se si vuole capire l’oggi, davvero povero e senza memoria, si ascolti la sua storia di Antonio Vendramin che, guarda caso, fa la guerra, emigra in Germania, poi torna in Polesine e il Po gli porta via tutto, e allora vai con la valigia ed emigra a Torino.
Basterebbe questa canzone-cronaca di 40 anni fa per mettere il giornalista Scagliola vicino ai poeti popolari che rinsanguano i paesi impazziti di oggi. Ma c’era dell’altro. Da buon poeta Renato amava viaggiare. Ci fu un tempo in cui avrebbe voluto trasferirsi, chessò, in Amazzonia o nei deserti dell’Africa Nera. Amava i silenzi, accucciato sulla cresta di una duna gettava lo sguardo nell’altrove in cui sfumavano suoni, colori, vite perdute dal dolore. Beh, spero che lassù troverai la tua duna, il tuo albero, la tua pietra. Così come da anni trovavi le testimonianze e i ricordi da cucire nella tua preziosa rubrica, “Sul filo della memoria” che curavi da anni su “Torinosette”.

Gianpaolo Boetti