La favola bella delle Olimpiadi

Nel dibattito sulla possibile ri-candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali 2026 vedo cose che noi umani non ci saremmo immaginati. Diciamo pure una grottesca cagnara. Tanto per cominciare, di che cosa stiamo discutendo? Quante probabilità concrete ci sono che Torino sia di nuovo scelta, appena dodici anni dopo il 2006? Vogliamo ricordare en passant che dietro la decisione del CIO a Seul nel 1999 si stagliava una figura non proprio umile, che rispondeva al nome di Gianni Agnelli? Abbiamo dimenticato la stretta amicizia e stima che gli tributava l’allora presidente olimpico Juan Antonio Samaranch? Senza quell’augusto patrocinio (estremo dono a Torino dell’Avvocato, che morì a gennaio 2003 e le Olimpiadi non poté vederle), senza il suo appoggio determinante, di sicuro sarebbe passata la rivale svizzera Sion. Questo ricorda la storia. Oggi chi c’è a patrocinare Torino? Non voglio lasciarmi andare a facili ironie. Ho simpatia e rispetto per Chiara Appendino, donna giovane e sicuramente tosta. Altrimenti non sarebbe arrivata a fare il sindaco (scusate, “sindaca” continuo a trovarlo orrendo) sgominando una vecchia volpe come Piero Fassino. Sembra che la sostengano anche il fondatore Beppe Grillo e forse i ministri cinquestelle. Ammesso e non concesso, direbbe Totò, pensiamo che sia sufficiente per battere a ottobre le parallele candidature di Milano (senza fondamento l’idea della candidatura in condominio…) e Cortina? Poi di Sion nuovamente (che avrebbe tutti i diritti questa volta), Graz (Austria), Calgary (Canada), Sapporo (Giappone), Stoccolma (Svezia), e Erzurum (Turchia)? Io penso invece che questa volta le Olimpiadi invernali, nel settembre 2019, non saranno assegnate a nessuna città italiana. Magari anche per ragioni politiche, che a questi livelli non sono mai fuori gioco. Se avrò sbagliato, sarò il primo a gioirne.
Di sicuro non aiuta lo scontro rovente – la cagnara appunto – cui assistiamo tra il sindaco e la sua maggioranza. Per la simpatia suddetta, ci permettiamo di suggerire alla signora Appendino di considerare bene i termini della questione: forse ai suoi non preme tanto la questione Olimpiadi, sulla quale in fondo un accordo si potrebbe trovare, sapendo realisticamente che resterebbe con ogni probabilità lettera morta. La sensazione è che in gioco ci sia qualcos’altro, ad esempio una gestione politica troppo verticistica, delegata per di più a poco amate figure di collaboratori outsiders che spadroneggiano attirandosi molte ire, dentro e fuori il palazzo comunale. Qualcuno ci ha già rimesso le penne. Secondo, più che queste assurde lotte intestine, forse i torinesi vorrebbero vedere in campo un confronto anche aspro, ma su progetti, visioni innovatrici, idee per il futuro della città, che tante chances ha ancora da giocare, compreso nei confronti della rivale Milano. Non su una dannunziana favola bella in cui pochi credono davvero.
Non vorremmo che dietro la disputa olimpica si nascondesse una nuova disciplina poco sportiva: la fuga in avanti.

Orlando Perera