I furbetti dell’auto

Non è la prima volta che sul gruppo FCA si addensano nubi per presunti comportamenti poco corretti. L’ultimo caso è tornato da poche ore alla ribalta negli Stati Uniti, ma ha origini lontane, ed è ben più grave di quanto appaia sui pochi giornali italiani che ne hanno parlato, dando peraltro più spazio alle smentite del gruppo che alle accuse. Chissà come mai.

Ecco come lo racconta il New York Times, un giornale che durante l’amministrazione Obama vide con favore l’ingresso dell’allora gruppo Fiat nella Chrysler, ma non per questo ha rinunciato a fare il suo mestiere.

Nei giorni scorsi  – riferisce il New York Times – la General Motors ha avviato una azione legale nei confronti del gruppo FCA, che accusa di avere corrotto i dirigenti del sindacato dei lavoratori dell’automobile per ottenere un illecito vantaggio nei suoi confronti. E questo non negli ultimi tempi, ma per un periodo di dieci anni. Secondo il New York Times le dimensioni di questa controversia sono tali da avere pochi esempi nella storia dell’industria, e le sue basi sono solide, anche se non è detto che la General Motor riesca a dimostrare di avere subito un grave danno: i suoi bilanci degli ultimi anni sono migliori di quelli di FCA. Quanto a FCA, smentisce tutto, e ipotizza che l’azione di GM abbia lo scopo di disturbare i suoi negoziati per la fusione con la PSA Peugeot.  

Particolarmente interessanti, però, sono i fatti che hanno dato origine alla denuncia. Travolto dallo scandalo, l’attuale presidente del sindacato Gary Jones si è dimesso, mentre tre ex manager del gruppo FCA sono stati accusati, processati e condannati per corruzione insieme a parecchi dirigenti del sindacato. In particolare è staro condannato a cinque anni e mezzo di prigione l’ex capo delle relazioni sindacali di Fiat Chrysler Alphons Jacobelli, che aveva consentito all’allora capo del sindacato General Holiefield di caricare sui conti di un centro di formazione appositamente creato  1.200.000 dollari di spese personali sue e della moglie. Dai conti dello stesso centro erano usciti anche i 350.000 dollari usati da Jacobelli per comperarsi una Ferrari. Nel frattempo Holiefield è morto, ma la moglie è stata a sua volta condannata a 18 mesi di carcere, mentre il successore di Holiefield, Norwood Jewell,  si è preso 15 mesi. 

E Sergio Marchionne, che all’epoca dei fatti  guidava con mano di ferro il gruppo? Per General Motors non ci sono dubbi: sapeva tutto e autorizzava tutte le illecite operazioni dei suoi manager. Ma la morte gli ha evitato le inflessibili attenzioni della legge americana. La patata bollente – GM ha genericamente parlato di una richiesta di danni miliardaria – l’ha eredita il successore Mike Manley.

Battista Gardoncini

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