I ribelli delle montagne

Chi visita per la prima volta le Valli di Lanzo non può non sorprendersi per la grande quantità di lapidi, cippi e monumenti che ricordano episodi e vittime della guerra partigiana. Tra il 1943 e il 1945 queste terre furono al centro di intensi combattimenti, e nell’estate del 1944 conobbero anche uno straordinario momento di anticipata libertà. Le formazioni garibaldine che presidiavano le valli costrinsero tedeschi e fascisti a restare confinati nelle caserme del fondovalle, istituirono posti di blocco sulla linea ferroviaria, organizzarono elezioni nei comuni, amministrarono la giustizia, pubblicarono un giornale. E riuscirono a sopperire al blocco dei rifornimenti dalla pianura portando a spalla il necessario attraverso le montagne. 

C’era l’illusione che la guerra sarebbe finita presto con la vittoria degli alleati, nel frattempo sbarcati in Normandia, ma non fu così. A settembre i tedeschi ricevettero rinforzi, organizzarono rastrellamenti su vasta scala e costrinsero i partigiani a fuggire in Francia o a disperdersi. Il prezzo pagato dai combattenti e dalla popolazione civile fu altissimo. La lotta non cessò. I partigiani si riorganizzarono, e nell’aprile del 1945 oltre duemila uomini in armi scesero da Lanzo verso la  pianura per partecipare alla liberazione di Torino.

Tra le vittime della guerra ci furono anche cinque partigiani provenienti dalla piccola frazione Pugnetto di Mezzenille. I nazifascisti li sorpresero a Givoletto, dove erano scesi per compiere una azione di sabotaggio, e li uccisero a bastonate a a colpi di mitra. Il loro sacrificio è stato ricordato in paese nel settantaduesimo anniversario dell’eccidio. Vediamo come.