Weinstein e dintorni

Faccio una doverosa premessa. Weinstein si è comportato in modo spregevole, e secondo la polizia di New York è andato anche oltre, commettendo reati che probabilmente lo porteranno in carcere. Dunque non ho nessuna simpatia per lui, anche se non posso dimenticare che nei ritagli di tempo tra una molestia e l’altra ha dimostrato di saper fare il suo mestiere, producendo alcuni film di grande valore.

Ma non ho simpatia neppure per le vittime di Weinstein che hanno taciuto per convenienza, e si sono decise a denunciare i fatti soltanto quando l’uomo è stato smascherato da una inchiesta giornalistica. Ad esempio, mi riesce difficile considerare un simbolo Asia Argento, che dopo la violenza subita ha continuato a frequentare Weinstein per anni, facendosi fotografare sorridente al suo fianco e ricavandone un aiuto fondamentale per una carriera altrimenti inspiegabile.

Ammetto inoltre di guardare con qualche sospetto alla schiera di attrici o aspiranti tali che si presentano ai giornali in compagnia di un avvocato e ricordano con dovizia di particolari le attenzioni moleste dell’esuberante produttore, ma tacciono pudicamente sui motivi che le avevano indotte a seguirlo nella sua camera d’albergo. E di considerare grottesca l’uscita del nostro Fiorello nazionale, che si è presentato come una vittima di  Weinstein perché avrebbe ricevuto una lettera minacciosa dopo avere rifiutato una parte in un suo film. Episodio raccontato, guarda che combinazione, durante la prima puntata di una nuova trasmissione bisognosa di pubblicità.

Il caso Weinstein ha anche  prodotto un nuovo genere giornalistico di cui francamente non si sentiva la necessità: l’intervista a tutti i variamente famosi, senza distinzioni di genere, che nel corso della loro vita  hanno avuto a che fare con qualche episodio conturbante nella sfera della sessualità. Si è partiti con il mondo dello spettacolo, ma il campo si sta rapidamente allargando allo sport, alla politica e all’economia. E sempre senza che nessuno si chieda perché le denunce arrivino proprio adesso, e non varchino la soglia di una procura della repubblica, come sarebbe naturale in certi casi.

Di più. Sono davvero così  meritevoli della pubblica attenzione le battute più o meno riuscite e le avances troppo disinvolte che ogni giorno ci vengono proposte con dovizia di particolari da carta stampata, televisioni e web soltanto perché  coinvolgono personaggi famosi? In fondo, i giornalisti che le raccontano dovrebbero sapere piuttosto bene che si tratta di situazioni tipiche di molti ambienti chiusi e governati da codici di comportamento comuni. Le redazioni non sono poi così diverse dal mondo dello spettacolo.

Molti sostengono che dare spazio anche alla più dubbia delle testimonianze sia l’unico modo per fermare i comportamenti predatori e far sì che le cose cambino davvero. Può darsi. Ma bisognerebbe anche chiedersi perché a suo tempo non partì un bel ceffone, e se la sete di giustizia sia davvero al primo posto tra gli obiettivi di chi oggi denuncia.

Battista Gardoncini