Usato sicuro

E’ fatta. Il Museo del cinema ha un nuovo direttore. O meglio, non proprio nuovo, ma un po’ usato, da quasi 14 anni. Il direttore uscente è ora rientrante: Alberto Barbera, che dopo diverse proroghe di quasi un anno, viene ancora prorogato di un altro anno, per tutto il 2017.

Glielo ha chiesto la politica, il Comune e la Regione. E lui, per senso di responsabilità e spirito di servizio, come scrive in una nota, ha accettato. Intanto, il famigerato bando per la ricerca di un nuovo direttore, viene annullato. E durante la nuova proroga di Barbera se ne farà un altro. Anzi, il Museo per non farsi mancare niente forse potrebbe farne ben due: uno per un direttore artistico, e un altro per un direttore amministrativo. Oppure uno solo, per una figura a tutto campo.

Già, perché il bando che ora finisce nel cestino era stato concepito solo per un direttore gestionale; nelle intenzioni del vertice del Museo, la parte scientifico-artistica sarebbe stata successivamente affidata a un consulente. Insomma, un capolavoro. Nessun altro apprendista stregone avrebbe saputo fare di meglio.

Quanto a scegliere qualcuno mettendo in gioco l’onere e l’onore di governare, neanche a parlarne: la trasparenza richiede il bando.

La politica che ora chiama Barbera come direttore per un altro anno, ha bruciato due-tre candidati del fatidico bando. Due graditi alla regione, ma non al comune; un terzo gradito al comune ma non alla regione. Succede, anche nei migliori bandi.

Del resto, secondo una regola non scritta, al Museo del cinema il Presidente viene nominato su indicazione della regione, e così finora è stato; il direttore invece è a cura del comune, e la prassi anche in questo caso è stata sempre seguita. Abbandonarla adesso che toccava a Palazzo di città con nuovi inquilini, non sembrava proprio il caso: eppoi, a causa di un bando qualsiasi.

Ma ora, dunque, sembra proprio tutto risolto. A meno che non si metta di traverso qualche Tar o qualche Corte dei conti per il bando annullato. Certo, rimangono quei 50-60 mila euro spesi inutilmente per la ricerca pubblica del direttore, affidata una società privata. Ma di fronte alla trasparenza non c’è spesa che tenga.

Rimane, poi, quella cosa incidentale che è il doppio incarico di Barbera, alla Mostra del cinema di Venezia e al Museo di Torino. Enti che hanno interessi in comune e vagamente in concorrenza. Senza dimenticare che il Museo, quindi anche il suo direttore, è il promotore-organizzatore dei festival cittadini, a cominciare dal Torino film festival, il quale a sua volta qualche motivo di concorrenza con Venezia può anche averla. Ma, almeno per i più, questi sono tutti dettagli ininfluenti.

Nino Battaglia

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