Salvini e Di Maio non sono la stessa cosa

Nel giorno in cui Renzi torna per l’ennesima volta in pista e annuncia la riscossa attraverso non meglio precisati comitati civici destinati nel 2019 a risollevare le sorti del defunto centro sinistra, vale forse la pena di fare un passo indietro e ricordare perché siamo arrivati al punto in cui siamo.

Correva l’anno 2017, e tutti i sondaggi indicavano che le elezioni dell’anno successivo sarebbero state vinte dai Cinque Stelle. Così il PD, Forza Italia e la Lega pensarono bene di inventarsi una legge elettorale proporzionale che avrebbe impedito a chiunque di governare senza un successivo accordo parlamentare. Il disegno non dichiarato, ma chiarissimo, era che questo accordo avrebbe avuto come  parola d’ordine la salvezza del paese e sarebbe stato stretto tra PD e Forza Italia con l’appoggio di qualche deputato leghista di buona volontà e la benedizione del presidente della repubblica. Ma fu sonoramente bocciato dagli italiani, che ridussero ai minimi termini i due principali contraenti e ribaltarono i rapporti di forza all’interno del centro destra a favore della Lega.

A quel punto, scartata l’ipotesi di un ritorno alle urne che nessun parlamentare eletto di nessun partito avrebbe mai accettato, i numeri in parlamento rendevano possibile soltanto due strade. La prima era quella di un governo dei Cinque Stelle appoggiato in qualche modo dal PD.  I Cinque Stelle dissero da subito che l’avrebbero preferita perché nei rispettivi programmi c’erano evidenti affinità e almeno un terzo del loro elettorato proveniva dalle file della sinistra, ma fu bocciata senza appello dal PD di osservanza renziana, che scelse l’Aventino e ottenne lo straordinario risultato di scomparire dalla scena politica e perdere tutti i successivi appuntamenti elettorali.  La seconda strada, quella che è stata seguita, ha portato a un innaturale connubio tra i Cinque Stelle e un partito di destra come la Lega guidata da Salvini, razzista e xenofoba finché si vuole, ma anche fortemente radicata sul territorio e con una lunga storia alle spalle. Non dimentichiamo infatti che la Lega è il partito che esiste da più tempo in Italia, e che governa da anni alcune delle regioni più produttive del paese.

Viste le premesse, è quasi inevitabile che dall’esperienza di governo di questi mesi la Lega tragga tutti i vantaggi, e che i Cinque Stelle, giovani, inesperti nella gestione della cosa pubblica e per molti versi ancora alla ricerca di una loro identità, fatichino ad imporre una loro agenda e paghino un prezzo molto alto. E’ possibile che proposte come la riforma della legge Fornero  o il reddito di cittadinanza siano impraticabili perché troppo costose.  Ma è indubbio che piacciano a molti, e il fatto che vengano accantonate o snaturate, a volte con la complicità della burocrazia statale timorosa di perdere le sue rendite di posizione, dovrebbe preoccupare chi nonostante tutto spera in un paese migliore e più giusto verso i deboli. Tolti quei provvedimenti, infatti, restano i respingimenti in mare e le celebrazioni dei caduti di Salò. E anche quelli purtroppo piacciono a molti, visto che i sondaggi continuano ad attribuire all’esecutivo un gradimento vicino al 60%.

In una situazione come questa, sparare alzo zero e in modo indiscriminato contro tutto il governo e contro tutte le sue proposte, senza distinguere tra Lega e Cinque Stelle e senza tenere conto dei fermenti che li agitano, è dal punto di vista del centro-sinistra un suicidio. Facciamocene una ragione.  La strada per una rifondazione del centro-sinistra presuppone un ripensamento critico delle politiche degli ultimi vent’anni, un rimescolamento  radicale di tutte le sue componenti,  e l’allontanamento di gruppi dirigenti incapaci e attenti esclusivamente ai propri personali destini. Chissà mai se ci arriveremo. Ma intanto il mondo non si ferma, e tra qualche mese  i parlamentari del centro-sinistra potrebbero tornare in gioco con i loro voti per la formazione di un governo diverso. Sono stati eletti per fare politica, non sterile propaganda. La facciano. Già una volta, come bambini capricciosi,  hanno deciso di smettere di giocare, dimenticandosi che il campo e  la palla erano degli altri. E i risultati si sono visti.

Battista Gardoncini