Repubblica in trincea

Il governo che sta per nascere non mi piace. Ne avrei di gran lunga preferito uno a Cinque Stelle con l’appoggio esterno del PD, che avrebbe potuto svolgere una utile e necessaria funzione di controllo su un esecutivo giovane e inesperto.  Non è andata così, e di questo i dirigenti democratici  portano  tutti insieme una storica responsabilità, che pagheranno con un destino di irrilevanza politica e forse con la definitiva scomparsa del loro partito. Peccato per le tante brave persone che lo hanno votato, e per me che non l’ho fatto, ma continuo a ritenerlo parte necessaria di qualsiasi dialogo per la ricostituzione della sinistra italiana.

Fatta questa premessa, vorrei esprimere qui tutto il mio fastidio per un atteggiamento che accomuna molti miei amici di una sinistra ancora tramortita dalla mazzata elettorale. E cioè l’incapacità di accettare il fatto che i Cinque Stelle e la Lega, dopo la vittoria, abbiano trovato un accordo necessario in un qualsiasi sistema elettorale di tipo proporzionale, e per questo abbiano, insieme alla forza dei numeri, anche il diritto di presentare un programma di governo, un nome per la presidenza del consiglio, e una lista di ministri. Una incapacità che si manifesta in molti modi, dalle facili ironie dei militanti sui social alle pietose dichiarazioni dei troppi “personaggetti” assurti a ruoli dirigenziali soltanto in virtù della loro canina fedeltà al leader di turno, alle campagne di stampa dei giornali amici, dove primeggia Repubblica, pallida e indisponente ombra del giornale che fu.

L’house organ del PD è sceso in trincea, ma il trattamento che ha  riservato al presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte è stato a mio parere ignobile. Non soltanto l’accusa di aver “taroccato” il curriculum universitario non ha retto alla prova dei fatti, visto che più persone hanno confermato la presenza di Conte nelle università straniere da lui citate, ma suona pretestuosa per chiunque abbia frequentato almeno un poco le università italiane, dove ciò che conta, ai fini della carriera accademica, sono le pubblicazioni e i percorsi individuali. Le prime non mancano, e sembrano di qualità. Quanto ai secondi, a me pare comunque notevole che un giovane di Volturara Appula, di famiglia non abbiente, sia partito da una borsa di studio del CNR e sia diventato  professore ordinario a Firenze e a Roma. Non capita spesso, e quando capita vuol dire che un po’ di merito quel giovane ce l’ha.

Repubblica – peraltro non da sola – ha anche attaccato Conte per una vicenda di tasse non pagate, che è poi risultato essere un normale contenzioso fiscale chiuso con il pagamento di una multa, e perché nel corso della sua attività di avvocato ha difeso gratuitamente una famiglia che chiedeva di curare la figlia con le cellule staminali farlocche di Stamina. Che sarebbe un po’ come attaccare un penalista per la decisione di difendere un pluriomicida. Resasi tardivamente conto del ridicolo, Repubblica ha un po’ corretto il tiro. La colpa di Conte sarebbe stata quella di aver sostenuto Stamina attraverso la fondazione Voa Voa, voluta dalla famiglia della bambina dopo la sua morte. Le dignitose parole dei genitori hanno smentito pure questo. E a chi non fosse ancora convinto consiglio di dare uno sguardo al sito www.voavoa.org.

Ovviamente l’essere stato vittima di attacchi così’ scomposti non mette il professor Conte al di sopra di ogni dubbio. Personalmente, ad esempio, mi preoccupa il fatto che sia privo di una esperienza politica, e che non abbia avuto una legittimazione popolare tale da metterlo almeno in parte al riparo dalle tensioni che inevitabilmente  sorgeranno tra due forze politiche così eterogenee come i Cinque Stelle e la Lega. Ma un conto  sono i tanti e legittimi dubbi di natura politica, un conto gli attacchi personali. Che una  sinistra degna di questo nome dovrebbe rifiutare,  se non altro perché non l’hanno mai portata lontano.

Battista Gardoncini