Renzi marchio perdente

Non capivo prima – e a maggior ragione non capisco adesso – l’insana passione che molti eletti ed elettori  del PD continuano a nutrire per Matteo Renzi. Eppure, nonostante gli errori commessi e le ripetute sconfitte subite, l’ex presidente del consiglio imperversa sui media a nome di ciò che resta del partito, e ne detta di fatto la linea. Come si è visto anche ieri, quando gli è stato affidato il compito di introdurre l’assemblea che ha portato lo scialbo Martina alla segreteria per preparare congresso, e lui ne ha approfittato per far sapere agli avversari interni di non avere la minima intenzione di ritirarsi a vita privata. Una prova di forza che sembra aver rimosso dalla mente dei suoi sostenitori il ricordo dell’ultima tornata elettorale, dove perfino una città simbolo come Sarzana è andata a destra, e in alcuni di loro ha addirittura  riesumato la perniciosa idea che a Renzi non ci siano alternative.

Al contrario, a me pare che proprio la presenza di Renzi rappresenti un ostacolo insormontabile per qualsiasi ricostruzione di una prospettiva di sinistra in Italia. Per assurdo, se anche avesse ragione lui su tutta la linea e la colpa delle sconfitte fosse degli elettori che non lo hanno capito, degli avversari interni che gli hanno remato contro, dei giornali che lo hanno attaccato, delle fake news diffuse ad arte sulla rete e di… Giuliano Pisapia, come ad un certo punto ha detto sfidando il ridicolo, Renzi dovrebbe comunque capire che soltanto un suo passo indietro potrebbe riaprire i giochi in un campo progressista dove il PD ha perso la sua egemonia e molto probabilmente non sarà mai più in grado di riconquistarla. Ma la generosità non è mai stata una caratteristica del cacciaballe di Rignano, ancora convinto di avere un grande destino davanti a sé nonostante tutti i sondaggi dicano l’esatto contrario, compresi quelli riservatissimi che assegnano a un suo partito personale un risicato 3%.

Renzi, insomma, non piace più. E’ diventato un un marchio perdente, e perfino i tanti miracolati di cui ha infarcito le aule parlamentari e le federazioni si stanno rendendo conto che non è più spendibile sul mercato della politica. Ma venderà cara la pelle, e così nei prossimi mesi assisteremo a un copione già visto in passato, con un PD interessato soltanto alla dialettica tra le componenti, incapace di elaborare una efficace strategia nei confronti di un governo molto abile nel parlare alla parte peggiore del paese e nel mascherare i contrasti interni a suon di annunci tanto roboanti quanto vuoti. E purtroppo si tratta di una paralisi che riguarda anche altre formazioni della sinistra, i cui leader hanno fatto se possibile anche peggio di Renzi, e come lui continuano a pontificare su tutto e tutti, senza mai contemplare l’ipotesi di un dignitoso ritorno a una vita di studi. Non è soltanto per colpa loro, ma è “anche” per colpa della loro riluttanza a farsi da parte che la strada del rinnovamento della sinistra appare lunga, difficile e piena di incognite. Forse addirittura impraticabile.

Battista Gardoncini