Il gioco di Renzi

I no sono stati 19.419.507, pari al 59,11%. I sì 13.432.208, pari al 40,89%. Numeri che troppo spesso vengono dimenticati in queste ore di fibrillazione per la nascita di un nuovo esecutivo. Perché quella valanga di no non riguardava soltanto una dubbia riforma costituzionale, ma anche il governo. Portando all’estremo la personalizzazione del voto Renzi ha commesso un errore gravissimo,  impietosamente sottolineato da tutte le analisi sui flussi elettorali: il no dei giovani, dei disoccupati e dei redditi bassi, e perfino quello delle persone con un alto livello di istruzione, è stato il no a una politica fatta di di annunci roboanti, arroganza e negazione dei problemi. 

Paolo Gentiloni è persona molto diversa da Renzi. Più simpatico, più capace di mediazione, più attento alle ragioni altrui. Ma è stato pur sempre il suo ministro degli esteri, e non ha dato prova di autonomia decisionale nei confronti del capo, da cui è stato scelto con una irrituale procedura di consultazioni parallele a quelle condotte dal presidente della repubblica. Dunque è comprensibile che i vincitori del referendum non condividano l’entusiasmo delle truppe cammellate dei giornali e delle televisioni per una soluzione della crisi che sembra lasciare tutto come prima, compreso il potere dell’ex premier. Che si è dimesso, ma è ancora il segretario del PD in grado di imporre a Mattarella il nome del successore.

Il gioco di Renzi sembra chiaro. Da una parte c’é il folklore utile a ricostruire una immagine acciaccata dalla sconfitta: il discorso di addio con moglie al fianco, gli scatoloni del trasloco da palazzo Chigi, il ritorno in famiglia con tanto di coperte rimboccate ai figli e bollette da pagare. Dall’altra le mosse di un politico consumato, che usa tutte le risorse disponibili per non perdere il controllo sul suo partito in vista della prossima campagna elettorale, dove spera di ripresentarsi come candidato premier. E poiché il controllo sul partito passa anche attraverso le leve dell’amministrazione e delle nomine, ecco la necessità  di condizionare pesantemente l’esecutivo che sta nascendo in queste ore, salvando la poltrona ai fedelissimi che lo hanno sostenuto nei mille giorni del suo governo.

Renzi è abituato all’azzardo fin dai tempi della sua partecipazione alla Ruota della Fortuna con Mike Bongiorno. Ma non è detto che riesca nel suo intento. La politica è feroce nei confronti degli sconfitti, e le resurrezioni, fino ad ora, sono riuscite soltanto a Berlusconi.  Ne sapremo qualcosa di più tra poche ore, quando Gentiloni presenterà la lista dei possibili ministri. Qualche segnale di discontinuità potrebbe fare ben sperare. E non è un caso che al centro delle indiscrezioni vi sia, ancora una volta, il nome di Maria Elena Boschi.

Battista Gardoncini

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