Idee chiare e uomini nuovi

Dopo la nascita del nuovo governo il centro sinistra sconfitto deve prendere atto che ha davanti a sé un lungo cammino di opposizione, e che è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le  recriminazioni e le facili ironie sulla presunta inadeguatezza dei vincitori. Nella inedita situazione che si è creata diventa prioritario ridefinire la propria identità, e per farlo serviranno  idee e uomini nuovi. In proposito, ecco una  riflessione di Giusi La Ganga.

Parte un’avventura di governo che, comunque la si giudichi, rappresenta una svolta nella storia della Repubblica. Il fatto che si sia concretizzata attraverso un percorso lungo e tortuoso, con frequenti cambi di rotta e con comportamenti che hanno sfiorato il ridicolo, non significa che la svolta non sia profonda e gravida di conseguenze per il futuro.
Il centrodestra ha un nuovo leader, che si ispira alla destra sovranista (LePen, Orban, in qualche modo anche Trump e Putin) e che riduce al minimo l’area moderata. Il Movimento 5 Stelle ha abbandonato il dogma del non allearsi con nessuno e ha trovato comoda una coalizione di governo con la Lega, secondo lo schema del governo dei due vincitori.
Con questa semplice mossa il sistema politico italiano è stato sconvolto. Non più l’alternanza fra destra e sinistra, non più neppure lo schema tripolare, fonte di difficile governabilità. L’accordo fra i vincitori prefigura una dialettica del tutto nuova fra le forze politiche, dove le minoranze e in particolare il PD appaiono come forze conservatrici degli assetti istituzionali politici ed economici. Il fatto che questo non sia vero, secondo i vecchi schemi destra sinistra, non ha impedito a milioni di elettori di spostarsi accettando proposte e programmi che mischiano una radicalità di destra con una apparente radicalità di sinistra. Ed il fatto che il tutto appaia difficilmente compatibile con i vincoli finanziari e con il contesto internazionale non comporta per ora nessuna incertezza: milioni di elettori sperano che le soluzioni sbrigative e gli slogan efficaci possano davvero portare alla soluzione dei loro problemi.
E’ difficile fare una previsione sulla durata del governo. La sua principale contraddizione emergerà fra meno di un anno, quando la Lega dovrà decidere se affrontare le elezioni regionali, amministrative ed europee riproponendo la classica alleanza di centrodestra ovvero scegliendo una sorta di grande coalizione con il movimento 5 Stelle. In ogni caso Salvini ha conquistato una posizione di netto vantaggio: ha una politica, ha un’identità (quella del sovranismo europeo), e ha due opzioni. Non è obbligato all’alleanza con i grillini, giacché può sempre tornare al classico centrodestra ormai egemonizzato e tendenzialmente maggioritario da solo.
Nonostante l’euforia un po’ infantile di Di Maio, i grillini non se la passano altrettanto bene. Non hanno alternative a questa alleanza e avranno molti disagi interni man a mano che alcuni punti del programma di governo diventeranno provvedimenti concreti.
Il centro sinistra non esce bene. Si è chiamato fuori troppo presto, agevolando la grande coalizione avversaria, nonostante che il Presidente Mattarella avesse offerto qualche opportunità di iniziativa. Ma preoccupa ancor di più come verrà impostata l’opposizione. Intelligenza politica suggerirebbe di lavorare sulle contraddizioni della maggioranza, dialogando con settori dei 5 Stelle, per evitare un consolidamento degli equilibri attuali. Sconsiglierei di puntare tutto sulla sfida a realizzare il contratto di governo. Soprattutto nella prima fase non avrebbe alcuna efficacia. Meglio assecondare quei provvedimenti del governo in materia sociale che ci paiono giusti, dedicando le energie ad un ridefinizione dell’identità della sinistra riformista. Problema che riguarda la sinistra in tutta Europa e che le elezioni europee fra un anno renderanno attualissimo.
Nell’urgenza dello scontro istituzionale con nuove elezioni immediate era necessario pensare ad un’Alleanza Repubblicana la più larga possibile. Se l’orizzonte delle elezioni si allontana diventa prioritario invece ridefinire l’identità o le identità che possano riproporre uno schieramento vincente nel futuro.
Senza l’ansia della rivincita. Se ci riflettiamo bene, questa epocale sconfitta ha avuto molti anni di incubazione, e sarebbe saggio pensare che una ricostruzione non effimera o velleitaria richieda tempo, pazienza ed energia. In un tempo peggiore di questo, gli anni ‘30 del secolo scorso, Carlo Rosselli suggeriva una ricetta per la riscossa della democrazia: “idee chiare, uomini nuovi, amore per i problemi concreti”. Mi sembra attuale anche oggi.

Giusi La Ganga