Giro e vedo gente

Sono un torinese, uno dei tanti. Giro e vedo gente.  Vado spesso al cinema e ai concerti, un po’ meno a teatro, perché non mi appassiona. Quasi mai alla partita, perché il Toro è fonte di troppi dispiaceri. Seguo qualche convegno, e  a volte mi capita pure di essere invitato a parlare. Faccio insomma la normale vita di società di un giornalista felicemente pensionato,  e quando me ne sto rintanato in casa non disdegno l’uso della rete, dove curo questo blog e sono presente sui social.

Negli ultimi tempi, però, quel che leggo su Facebook mi inquieta. Molti dei miei amici, persone in genere equilibrate e affidabili, si dedicano con particolare impegno a denunciare le nefandezze del sindaco Appendino e della sua giunta. Uno stillicidio di post che segnalano quartieri trascurati, manifestazioni saltate, goffaggini assortite, errori di gestione e inadempienze al limite della malversazione. A sentire loro, una banda di incompetenti starebbe  per gettare Torino nel baratro, evitato finora grazie alla solidità del tessuto sociale ereditato dalle precedenti amministrazioni. E non ci sarebbe quasi più tempo per impedire il disastro .

Come ho fatto a non accorgermene? Frequentiamo gli stessi posti, parliamo con le stesse persone, facciamo più o meno le stesse cose che facevamo negli anni passati, quando al timone della città c’era il centro sinistra. Ho buona memoria, e ricordo che anche allora ci si lamentava per le aliquote delle tasse imposte dal deficit di bilancio, per la criminalità, per il degrado delle periferie, per l’inquinamento, i blocchi del traffico, la zona blu e le tariffe dei parcheggi. Anche allora i fondi per la cultura venivano regolarmente tagliati, e si doveva rinunciare a manifestazioni di cui oggi si è perso ogni traccia tanto poco erano memorabili. C’erano già le buche nelle strade, le alghe nel Po e l’erba alta nelle aiuole, che sono stati uno dei cavalli di battaglia delle polemiche estive. Quanto al lavoro, quello mancava allora e manca oggi, ma nessuno ama parlarne.

Ricordo inoltre che per tutte queste cose – e altre ancora – il centro sinistra ha perso le elezioni. Rovinosamente, ma ingiustamente, almeno secondo gli amici che oggi si accaniscono contro la giunta Cinque Stelle senza rendersi conto della contraddizione. Quando si sostiene  con molte ragioni che ai tempi di Fassino non era tutto nero, si dovrebbe  anche riconoscere che non è tutto nero neppure ai tempi di Appendino, visto che le cose non sono sostanzialmente cambiate. E’ stata tagliata qualche testa, qualche caduta di stile c’è  stata, qualche errore, anche grave, è stato commesso. Ma non è certo un caso che nelle indagini sulle responsabilità per l’unico vero e concreto disastro cittadino, la notte di piazza San Carlo,  sia coinvolto, insieme al comune e alla questura, un ente come Turismo Torino, presieduto da un manager nominato dal centro sinistra. Anche questo, purtroppo,  un segno di continuità.

Battista Gardoncini