Verso le larghe intese?

Non credo agli ultimi sondaggi, che danno la coalizione di centro-destra vicina alla soglia del 40% e al premio di maggioranza. E’ molto probabile, però,  che nelle urne di marzo Berlusconi e i suoi alleati raccolgano tutti insieme più voti dei Cinque Stelle in corsa solitaria, e stacchino di molto il PD devastato dalle dissennate politiche di Renzi.

In assenza di una maggioranza chiara, toccherà al presidente Mattarella sciogliere il primo nodo: l’incarico di formare un nuovo governo andrà al partito che avrà preso più voti, e cioè ai Cinque Stelle che hanno già indicato Di Maio come candidato premier, o alla coalizione più forte e cioè al centro destra? E in questo caso chi sarà l’incaricato, visto che Salvini e Meloni appaiono deboli, e Berlusconi al momento è addirittura incandidabile a causa delle condanne subite?

Il passaggio è delicato. Ma è soltanto il primo, e non il più importante. Va infatti ricordato che il Rosatellum approvato pochi mesi fa è un sistema elettorale in gran parte proporzionale, pensato per dare alle segreterie di partito poteri assoluti sulla composizione delle liste e per sottrarre agli elettori ogni possibilità di controllo sulle scelte dei loro rappresentanti. In questo quadro le alleanze fatte in campagna elettorale per raccattare voti e spartirsi i collegi sono effimere e rischiano di avere  lo stesso valore della carta straccia. Ben più  importanti saranno gli accordi che si stringeranno dopo il voto, nascondendo sotto il mantello del “superiore interesse del paese” le spartizioni di potere, le reciproche convenienze e  gli scambi di favori . Tutte cose che i più anziani hanno imparato a conoscere fin troppo bene ai tempi della prima repubblica.  Tra gli addetti ai lavori le larghe intese vengono evocate sempre più spesso, insieme agli identikit dei presidenti che potrebbero mettere d’accordo tutti quanti. Quello dell’attuale premier Gentiloni è uno dei più gettonati.

Qualcuno, intanto, si sta portando avanti con il lavoro. A volte si tratta di piccole cose, che sfuggono all’attenzione dei giornali: una persona gradita nominata in quell’ente, una scomoda rimossa da quell’altro. A volte basta un emendamento dell’ultima ora, infilato nella legge di stabilità per favorire imprenditori privi di titoli e di esperienza, ma con i giusti agganci. A volte si esagera. Poche settimane fa, in Sicilia,  il presidente dell’assemblea regionale, il forzista Gianfranco Miccicchè  è stato eletto anche con il voto di alcuni franchi tiratori del PD. E che dire del voltafaccia di Renzi, che vorrebbe eliminare  il canone RAI appena due anni dopo averlo fatto inserire nelle bollette della luce?

Mancano meno di  due mesi alle elezioni. Quello che vedremo in campagna elettorale fino ad allora sarà niente rispetto a quello che vedremo nelle settimane successive.

Battista Gardoncini