Il nodo delle risorse sul futuro di Torino

I non torinesi, secondo me, seguono stancamente le polemiche tutte nostrane sui debiti e le scelte per il futuro della nuova giunta. Le guardano attraverso i filtri del M5S si e M5S no, per cui tutti gli argomenti possono essere usati a torto o a favore della più grande città italiana amministrata dal M5S (mi scuseranno gli amici e le amiche romane, ma non conosco a sufficienza la realtà romana per dire di più, da qui sembra semplicemente una città non amministrata). E’ un pericolo che corrono anche i torinesi, in realtà, per cui è quasi una bestemmia discutere sulle scelte passate e lo sport cittadino è quello di sollevare la più cocente delle accuse: una sindaca, una maggioranza senza un futuro, senza una visione per la città. Senza dire, almeno non sottovoce e in sedi non pubbliche come si è soliti fare, dove si prenderanno i soldi per tutte le visioni e i progetti che verranno (perché verranno e basta continuare sulla strada del chiedere ai cittadini ed alle cittadine cosa pensano che ci sveglieremo presto con una lista della spesa lunga così). La scelta fatta dall’amministrazione Castellani in avanti è quella di puntare sullo sviluppo basato sul debito pubblico. Troppo cruda come frase? Ma è la realtà. E la posizione che dovrebbe essere contestata è la sostenibilità di questo debito, il giudizio sulle scelte viene dopo. Fassino dice che il debito era sostenibile, Appendino no, e la relazione della Corte dei Conti sul bilancio comunale c’entra fino a uno certo punto.
Dobbiamo anche dire pubblicamente che le amministrazioni locali potevano accedere all’indebitamento pubblico più facilmente di adesso. A chi si possono chiedere i soldi per lo sviluppo futuro, piccolo o grande che sia? Compreso quello annunciato dal vicesindaco Montanari? All’Europa? Allora bisogna passare dalla Regione. Allo stato ed alla Cassa Depositi e Prestiti? Tanti auguri: anche solo la contrattazione degli interessi sui debiti pregressi è in salita. Perché questa è la verità di cui nessuno parla a sufficienza: ogni idea, ogni progetto, ogni visione (come tanto alla moda appare) si abbia sulla città necessita di investimenti, e quindi chi annuncia progetti (dalla maggioranza o dalla opposizione) ci dica per favore dove intende prendere le risorse per queste azioni. Fossero anche solo le risorse necessarie per un piano straordinario di manutenzione. Si pensa di vendere licenze edilizie a gogò? Si pensa di rincarare la pressione fiscale locale? Tutte opzioni scartate. Ed allora diteci quale strada alternativa all’indebitamento possiamo immaginare. E quale strada per la sua sostenibilità indicate. Da questo punto di vista i tagli annunciati di circa 200 milioni fino al 2021 e l’intenzione di non accedere a ulteriori mutui non sono un buon inizio, no? E credetemi, qui non c’entra quanto poco o tanto possa essere simpatica la sindaca Appendino e la sua giunta.

Enzo Cucco Tosco