Elogio di Ezio Mauro

Accade, per la verità non troppo spesso, che un giornale valga il suo prezzo. Ieri Repubblica, con annesso Robinson e Espresso, costava 2,50 euro. Però ospitava una lunga intervista di Ezio Mauro a Matteo Renzi, che rappresenta probabilmente la prima espressione compiuta del pensiero dell’ex premier dopo la sconfitta referendaria, e anche una sorta di manifesto programmatico per il futuro suo e del PD di cui resta segretario.

La trovate qui e vale davvero la pena leggerla, per quello che Renzi dice e per quello che non dice. Su di lui, però, non voglio aggiungere altri commenti ai molti già comparsi e mi limito a confermare il giudizio negativo che ho espresso in altre occasioni. E’ un cacciaballe abile con le parole ma privo di strategia, che non è in grado di imparare dai suoi errori perché non li riconosce. In questo momento, poi,  è ancora più pericoloso perché accecato dal desiderio di rivincita.

Qualche riflessione in più merita a mio avviso l’intervista di Ezio Mauro, e non soltanto perché è bella, come del resto ci si poteva aspettare da un giornalista della sua statura professionale, ma anche perché è piuttosto insolita nel desolante panorama della nostra stampa quotidiana, dove imperversano le scopiazzature dalla rete, i comunicati stampa riciclati, le dichiarazioni trasformate a posteriori in dialoghi con l’aggiunta di  qualche domanda posticcia qua e là.

Premetto che non so nulla delle modalità di realizzazione dell’intervista e degli accordi che l’hanno preceduta.  Se sia avvenuta al telefono o vi sia stato un incontro,  e neppure se sia stata registrata o sia basata su appunti, come propendo a credere perché ho conosciuto Mauro quando era un giovane cronista della Gazzetta del Popolo di Torino e so come lavora.  Ma vi invito a leggere le sue domande. Nella loro brevità sono preparate, pensate e organizzate secondo un filo logico, che ha  costretto Renzi a seguirlo e a confrontarsi con le cose, anche quando per lui potevano essere scomode.  Siamo nell’ambito di una intervista a un politico, non di una inchiesta. Dunque l’intervistato ha avuto il suo spazio e ha risposto come meglio ha creduto. Ma c’è anche l’elemento essenziale che distingue una intervista da un servizio reso al potente di turno, e cioè quel contradditorio che nasce dalla naturale concatenazione di un discorso, quando il dialogo avviene non avviene tra servi e padroni, ma tra eguali. 

Non sono un ingenuo. Mi è ben chiaro il ruolo che ha nella proprietà di Repubblica la “tessera numero uno del PD” Carlo De Benedetti, e non mi scandalizzo per le prese di posizione filo-renziane del giornale, anche se a volte mi infastidiscono. Dunque non mi stupisco che Matteo Renzi abbia scelto proprio la platea di questo giornale per il primo vero manifesto politico del suo ritorno in campo. Ezio Mauro ha avuto però l’indubbio merito di aver dato ai suoi lettori tutti gli elementi per giudicare l’operato e le intenzioni dell’ intervistato. Ha servito loro e non lui, come dovrebbe essere sempre nel giornalismo, e come purtroppo non sempre accade. 

Battista Gardoncini