I troppi bavagli del giornalismo italiano

Ci sono tanti modi per minacciare un giornalista. Quelli più brutalmente palesi sono noti a tutti. Vengono dai regimi autoritari, dal terrorismo, dalla criminalità. Ma qui in Italia c’e’ anche il metodo più subdolo delle “querele temerarie”, le azioni legali intentate da chi sa benissimo di essere dalla parte del torto e chiede risarcimenti astronomici contando sui tempi lunghissimi della nostra giustizia e sulle difficoltà che molte piccole testate o singoli giornalisti free lance incontrano quando devono difendersi in tribunale. Per impedire le querele temerarie basterebbe introdurre una penale molto alta per chi le intenta e perde. Se ne parla da anni, ma il relativo disegno di legge è ancora fermo in parlamento. Su questo tema pubblichiamo una riflessione di Daniele Cerrato,  giornalista RAI e presidente della Casagit, la cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani.

92 è un numero che non sta nel Lotto, supera il tetto massimo della cabala: quel 90 che vuol dire  “paura”. Ecco perché i nostri 92 tra colleghe e colleghi minacciati nel 2016 devono ricordarci, con il loro coraggio, che una paura forte, una fifa +2, può anche far parte del nostro lavoro, mestiere, vita. Non dobbiamo dimenticare quanto la loro giornata sia, per quasi tutti, scandita da orari precisi con prassi, cautele e scorte, tutto sotto il segno di quel “90” che conta per sé e per le persone care, non ti domina l’anima ma ti cambia la vita. Dobbiamo riconoscenza a queste colleghe e colleghi anche perché quando diciamo qual è la nostra professione in molti pensano a loro e al loro coraggio e ce lo riflettono addosso. Sono sempre bei momenti quando fai una ottima figura senza metterci poi così tanto. A volte proprio nulla se lavori all’Eco del Francobollo Normanno o alla Gazzetta del Nudismo bretone, testate che non dovrebbero esistere (almeno lo spero non volendo offendere nessuno) ma nel caso ci fossero esporrebbero agli stessi rischi che corro io lavorando a un tg scientifico Rai.

C’è però una riflessione che mi scappa. Quanti dei nostri comportamenti hanno permesso e consentono a qualcuno di minacciare “tranquillamente” una o un giornalista? Quante volte siamo stati disattenti, o collaterali al politicante di passaggio, al potentato di turno, all’amico dell’amico, da permettere la liberalità della minaccia verso chi ha il dovere di informare? Con le querele temerarie si minaccia legalmente, il risultato pratico cambia poco, sempre di una minaccia si tratta ma mette a rischio patrimoni personali, quasi sempre risibili davanti ai patrimoni veri. Con la minaccia alla sicurezza personale si amplia il raggio a intere famiglie con la stupidità della violenza, tante volte descritta e vista anche in politica, economia, talvolta addirittura cultura.

Ma torniamo alle nostre brutte azioni, alle nostre genuflessioni che diventano fragilità comuni a un’intera categoria. Qualcuno incorderà tal Philip Lenard, al secolo Philipp Eduard Anton von Lenard, che ricevette il Nobel per la scoperta dei raggi catodici nel 1905 e diventò negli anni ’30 il primo consigliere scientifico di Hitler fondando un movimento intitolato alla Scienza Ariana. Da qui epurò nemici, ebrei e non, introducendo in un mondo dove dovrebbero governare idee ed esperimenti riusciti, il tarlo del nazismo con tutti i suoi portati di maschia vigliaccheria. A volte, facendo zapping, resto 10 secondi su Vip chiusi in una casa dove hanno fatto di tutto per entrare e adesso dichiarano lo stress di restarci. Lavorando per la televisione, da tutta una vita, mi chiedo se con un progenitore così ingombrante (raggi catodici, tubo catodico e televisore, questa la sequenza scientifico temporale) poteva finire meglio. Però l’esempio di Lenard, calza con i nostri coraggi mancati. I giornalisti del tempo narravano le gesta di quel figuro magnificando, o almeno provandoci, il suo duro impegno scientifico e sociale. Dopo il ’45 ne avrebbero colto solo più la fellonia.

L’esempio lontano, nello spazio e nel tempo, consente una giusta cautela anche perché una lista di casi, attuali, sarebbe lunga e soprattutto occorre avere la statura giusta per farla e io non me la ritrovo. Ma noi quante volte abbiamo abbassato il ponte levatoio verso qualcuno che non meritava di entrare, nel nostro giornale, nel nostro Tg, nelle pagine web di un sito? Siamo sempre stati “capitani coraggiosi” contro chi era potente, rozzo o semplicemente un palese idiota? Penso a chi ha barattato un’intervista asservita con una piccola promozione, il minimo contro il minimo, tutto sommato un baratto equo. Per questo quando contiamo 92 cronisti minacciati, con altrettante storie di vita e altrettante scorte chiedo, a me stesso e poi a chi ha orecchie per intendere, un esame di riparazione di coscienza. Come se ci avessero rimandati. Di cosa? La materia sceglietela voi.

Daniele Cerrato