Caro Babbo Natale, vorrei un refendum…

Paul Manson è un giornalista economico moderato. Scrive per il Guardian e non è certo un incendiario eppure ha un’idea molto precisa su come contrastare quelli che definisce i “populismi autoritari”: «Al centro della controffensiva –scrive- dev’esserci una rottura con l’economia neoliberista. Aumentare gli stipendi, mettere fine al lavoro precario, costruire case e, prima di fare una qualsiasi di queste cose, prometterlo a gran voce».
Lo ammetto, sto seguendo con una certa distrazione il dibattito apertosi nel Partito Democratico dopo la debacle referendaria, ma non capisco come tanti amici e compagni con i quali condivido la medesima visione del mondo possano ostinarsi nel non comprendere una realtà che è sotto agli occhi di tutti. Quel partito non ha più alcuna credibilità nei confronti dei giovani e delle fasce più sofferenti della società che rappresentano da sempre il punto di riferimento naturale delle forze di sinistra. Milioni di persone che, quando si tratta di scegliere il partito da votare, rifluiscono nell’astensione oppure preferiscono rifugiarsi nella protesta e che in occasione del referendum hanno fatto sentire in maniera forte e chiara la loro voce. Un fenomeno che ha spiegazioni per altro molto semplici, logiche. Con la conquista del partito da parte di Renzi, il Pd ha infatti preso a rappresentare senza più alcun indugio gli interessi di settori sociali diversi da quelli iscritti nel suo dna e le parole recentemente pronunciate sui giovani dal ministro del Lavoro Poletti non possono essere liquidate come “frasi dal sen fuggite”. Non sono un incidente ma la dimostrazione più plastica di ciò che pensano la maggioranza del Pd e del Governo, a meno che non si voglia continuare a credere alla favoletta secondo la quale, ad esempio, il Jobs-act sarebbe stato scritto per far crescere l’occupazione.

Detto che i livelli occupazionali registrati dall’Istat sono rimasti sostanzialmente invariati, dall’approvazione del Jobs-act sono invece aumentati i licenziamenti disciplinari illegittimi (+ 28 %, fonte Inps), è cresciuto il ricatto nei confronti dei lavoratori e soprattutto si sono trasformati tutti i nuovi contratti in rapporti di lavoro a tempo determinato: la differenza è che la data di scadenza può essere scritta a piacimento dall’imprenditore. In sostanza si è reso ancor più incerto e precario il futuro della nuove generazioni, fornendo alle aziende la possibilità di realizzare ulteriori guadagni. Qualcuno, un secolo e mezzo fa, la chiamava lotta di classe e la sensazione è che le cose siano cambiate di poco…

Più volte comunque ci si è chiesti da dove iniziare nella costruzione di una nuova forza di sinistra e spesso si è partiti male, riproponendo vecchi gruppi dirigenti consumati nella loro credibilità. Oggi però un’occasione c’è e sono i referendum proposti dalla Cgil per ripristinare l’articolo 18 e cancellare i voucher, la forma più odiosa di lavoro precario. Sono un tema perfetto per chi vuole candidarsi a rappresentare i settori più fragili della società perché consentono di tenere insieme la difesa dei lavoro dipendente e di quello autonomo. Inoltre, rispetto alla più intricata questione referendaria, permettono/permetterebbero di creare un’aggregazione politicamente omogenea, spendibile anche in una battaglia politica generale.

Pongo così alcune domande.

1) È possibile prendere in considerazione l’idea che la maggioranza degli italiani giudichi più urgente la difesa del proprio posto di lavoro rispetto alla riforma della legge elettorale?

2) È delittuoso sostenere che sarebbe indecente rimandare di un anno (come auspicato da Poletti) i referendum sul lavoro per anticipare le elezioni che potrebbero invece tranquillamente svolgersi a settembre?

3) Si potrebbe iniziare in tal caso a dar vita a comitati per il Sì che coinvolgessero le persone e non solo gruppi dirigenti in cerca di una nuova legittimazione?

Mi rendo conto che questo non è un programma di un governo, ma potrebbe essere il primo passo di un cammino nuovo. Un cammino sicuramente più credibile di quello che si appresta a percorrere chi sta generosamente affilando per le armi per sostenere candidature senza Speranza o di chi, da altre parti, sta già computando con il bilancino gli equilibri delle diverse aree nell’ennesimo nuovo partito. Serve generosità da parte di tutti, ma se si vogliono contrastare i populismi è necessario essere consapevoli che per farlo Sanders e Corbyn sono oggi politicamente più efficaci di Clinton e Blair. L’alternativa è consegnare l’Italia e l’Europa a parole e uomini i cui fini non sono lontani da chi prese il continente in ostaggio sul fare degli anni ’30 del secolo passato.

Naturalmente, Buon Natale a tutti. Quale regalo vorrei io, mi pare abbastanza chiaro.

Stefano Tallia

Dal blog talliastefano.blogspot.it