Una grande avventura

Cent’anni fa, in questi giorni, Filippo De Filippi (Torino, 1869 – Settignano, 1938) era impegnato a sistemare gli ultimi dettagli di una spedizione scientifica che avrebbe fatto storia. Sarebbe stata la più grande avventura scientifica europea sulle montagne dell’Asia, prima dello scoppio della Grande Guerra. La partenza sarebbe avvenuta nei primi giorni di agosto del 1913, e il gruppo degli studiosi-esploratori sarebbe rientrato in Italia solo alla fine di dicembre del 1914, dopo aver percorso più di 2000 chilometri. Partita dal Kashmir, dopo aver attraversato Karakorum e Himalaya, a Tashkent, la carovana sarebbe arrivata a Tashkent, capitale del Turchestan russo (oggi dell’Uzbekistan), da dove avrebbe proseguito in treno l’Europa. Un percorso difficile, complicato e anche pericoloso.

de_filippiLa spedizione si proponeva in primo luogo di determinare gli effetti della gravità e del magnetismo terrestre sugli altipiani dell’Asia centrale  e nelle catene dell’Himalaya, del Karakorum e del Kuen Lun, della radiazione solare, delle condizioni meteorologiche, dei movimenti dell’alta atmosfera. Indagini che richiedevano l’impiego di strumenti di precisione e l’installazione di laboratori scientifici campali in terre aspre e accidentate. Ma De Filippi aveva anche un secondo, importante obiettivo: la determinazione dello spartiacque indoasiatico fra il ghiacciaio Siàchen e il Passo Karakorum, con l’esplorazione ghiacciaio Rimu, fino ad allora sconosciuto.

La comitiva ospitava la crème della giovane intellighenzia scientifica italiana. Erano presenti il tenente di vascello Alberto Alessio, libero docente di geodesia teoretica all’università di Padova, che assunse anche il comando in seconda della spedizione; i meteorologi Camillo Alessandri e Nello Venturi Ginori; il tenente del genio Cesare Antilli, direttore della Stazione fotografica militare; Giorgio Abetti, astronomo dell’osservatorio del Collegio Romano, libero docente in astrofisica all’università di Roma; i geografi e geologi Giotto Dainelli e Olinto Marinelli; l’ingegner John Alfred Spranger e il maggiore Henry Wood, dell’ufficio trigonometrico indiano; i topografi indiani Jamna Pranad e Shib Lal; e infine la guida valdostana Joseph Petigax.

Riunitisi a Srinagar l’8 settembre del 1913, i componenti della spedizione partirono subito per il Karakorum, con il progetto di svernare a Skardu, la capitale del Baltistan. «Ci avviammo all’Himalaia» racconta De Filippi nella sua corposa Storia della spedizione scientifica italiana nel Hmàlaia Caracorùm e Turchestàn cinese (1913 – 1914), «proprio nella stagione in cui coloro che vi si recano annualmente per svago e per la caccia se ne vengono via per tornare alle occupazioni invernali».

I risultati scientifici ottenuti dalla spedizione italiana verranno elaborati dai vari membri e da alcuni collaboratori solo dopo la Prima Guerra Mondiale e raccolti in un’opera (Relazioni scientifiche della spedizione italiana De Filippi nell’Himalaia, Caracorum e Turchestan cinese, 1913-14) composta da 16 volumi divisi in due serie, usciti tra il 1922 ed il 1935.

Primogenito dell’avvocato Giuseppe De Filippi e di Olimpia Sella, Filippo De Filippi, che tra l’altro era cugino del grande fotografo Vittorio Sella, lavorò a lungo come chirurgo e fisiologo. Libero docente di medicina operatoria, nel 1986 ottenne l’incarico all’università di Bologna e nel 1900 a quella di Genova. Biografo delle spedizioni extraeuropee del duca degli Abruzzi, nel 1897 prese parte all’ascensione al Monte Sant’Elia, in Alaska, e al tentativo al K2 nel 1909.

Rispondi