Sportive d’antan

Le donne in montagna, cent’anni fa. Così le descriveva, in una lunga nota, l’Almanacco Italiano, anno 1912 («Piccola ecnciclopedia popolare della vita pratica, con 1000 figure e una carta in colori della Tripolitania»). A parte errori e approssimazioni,  le cose che si dicevano e si scrivevano sulle donne un secolo fa, prima della Grande Guerra, sembrano appartenere a un altro pianeta. Anche se, ne siamo ben consapevoli, pregiudizi e differenze non sono ancora stati eliminati del tutto; anzi…

«La femminilità moderna pratica con ardente passione tutti gli sports, dai più dilettevoli come lo skating o il tennis, ai più pericolosi come l’alpinismo e l’aviazione. Anche in questo campo le donne dimostrano di non aver meno coraggio e meno sangue freddo degli uomini, e innumerevoli sono ormai le loro prove di eroismo e di resistenza fisica. Il sogno di Angelo Mosso, l’illustre scienziato che l’Italia ha perduto da poco più di un anno, di una gioventù forte e gagliarda come da lungo tempo ne possiede l’Inghilterra e l’America, è oggi quasi un fatto compiuto. […] L’alpinismo tenta soprattutto le americane, e dà luogo talvolta a rivalità fantastiche; nel mondo scientifico è ancora vivo il ricordo della meravigliosa ascensione compiuta dalla signora Bullock Workmann che raggiunse dopo molte pericolose avventure la cima del Num-Kum (sic) dell’Himalaia a 7200 metri d’altezza: felice di questo risultato, giacché sapeva di aver conquistato il record dell’alpinismo, tornò in patria, ma ivi si vide contestato il trionfo dalla signorina Anny Pick, che sostenne con buone prove di aver compiuto l’ascensione dell’Hascan (sic) nelle Ande al Perù, che ha l’altezza di 3700 metri: il record dell’alpinismo spettava dunque a lei. La signora Workmann chiese il parere dei più eminenti geografi americani, e, avutane risposta incerta, mandò a sue spese una missione scientifica al Perù, incaricata di misurare esattamente l’altezza dell’Hascan. Dopo parecchi mesi la spedizione tornò recando la notizia che l’altezza dell’Hascan era di soli 6700 metri. Un’altra prodezza alpinistica fu compiuta nell’anno da Maria Stoll di Filadelfia, che ha scalato di notte la torre di Winkler, un minareto roccioso di 2821 metri, dalle pareti levigate, una delle cime più difficili delle Alpi; la guida Piaz che l’accompagnava ricevette un compenso di 25,000 lire (25 lire, n.d.r.).» […]

«Lo sport invernale è il beniamino delle signorine, che si abbandonano con matte risate alle vertigini delle lunghe corse sulla neve; qualche volta la scivolata finisce in una caduta ed allora la risa raddoppiano. A Saint Moritz si hanno durante l’inverno delle gare femminili con gli sky, delle originali corse dette à plat ventre, delle animate partite di curling, il nuovo giuoco, che consiste nel lanciare una trottola sul ghiaccio; esso è preceduto da una scena quasi unica; quella cioè di un manipolo di eleganti signore munite di scope resistenti, che passano e ripassano il ghiaccio per renderlo levigato. La vittoria è naturalmente di chi lancia bene la trottola dopo di aver scopato con diligenza».

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