Sono una frana

Un’altra delle meditazioni semiserie del nostro Renato Scagliola, tra frane, bradisismi e geometri incompetenti interessati soltanto a spolpare fino all’osso il territorio. A Courmayeur ne sanno qualcosa.

Frana è un sostantivo femminile, e anche un verbo, indicativo presente, questo per la grammatica. Per la geologia è un’altra questione. Le frane stanno solo in montagna o in collina, al mare vanno poco, salvo eccezioni. Comunque amano eventualmente le coste dirupate; l’aria salsoiodica fa bene, e si comportano come si deve. In pianura sono in difficoltà, una volta una giovane curiosa ci provò, ma strisciava a fatica, e bastò un campo di meliga per fermarla. Fine dell’esperimento.

La pendenza è il loro habitat naturale, una questione di antenati, robe genetiche, e poi sono abitudinarie, vanno sempre all’ingiù, mai il contrario, va a sapere. Neanche i rampolli, franette da quattro soldi, due pietroline e un po’ di terra, dei cespugli, fanno diverso, giocano un po’ sul posto, sollevano polvere, poi s’incamminano verso il basso. E’ vero che si fermano subito perchè hanno paura dell’abisso, ma importante è l’istinto. Quando saranno grandi faranno anche loro il viaggio verso valle, mangiando quello che trovano per strada.

La frana, è una femmina ballerina, si muove a suo piacimento, e cosa ne sa se porta giù qualcuno o qualcosa. Una volta un giornale ha scritto “Frana assassina”, ma che assassina d’Egitto, io mi muovo perchè ero stufa di star ferma, mi sgranchivo solo un po’ le giunture e cosa dici che ho mangiato delle case e che c’era della gente dentro. Gente, ma cos’è la gente? Quei pidocchi che si muovono nelle montagne e fanno delle villette a casaccio e i palazzi nel torrente? Ma non le avevo neanche viste.

Di solito quando mi stiro un po’ è vero che viene giù della terra e anche mezzo bosco e delle pietre, e allora? Sono a casa mia e statemi lontano, quando mi vengono i frisson; e se piove troppo, gli gira storto anche a mio cognato, lo Smottamento, che è quasi come me, in più, siccome è uno scherzoso, gli piace scivolare piano piano giù dalle rive, un po’ cammina, un po’ si ferma, poi cammina di nuovo, e porta giù tutto quello che trova, e fa delle belle crepe nei prati che sono un’opera d’arte. Anzi, a dir la verità, è anche fiero che dicono che fa una land art, cioè un’arte della terra, che lui non ci pensava neanche. E però è vero, quelle linee di frattura, tutte a zigzag, sono belle da vedere, e infatti viene sempre della gente a fare le fotografie.

Una volta ci siamo proprio divertiti, con un mio lontano parente che lo chiamano Bra-disismo, uno della provincia di Cuneo che gira dappertutto e non riesce a star fermo un momento. Cosa vuoi è uno che deve controllare un traffico continuo, muovere l’Africa verso l’America, l’Asia che a momenti va sbattere contro l’Arabia e i beduini stanno freschi se gli arrivano sulle croste un miliardo di indiani affamati. E dovrebbe far combaciare le croste terrestri, ma è un mestiere difficile, qualche volta si accavallano, una sopra l’altra sotto, qualche volta si tamponano come sull’autostrada, e allora si scuote tutto di sopra, cadono i campanili, i minareti, le torri Asinine, e magari si mettono anche i vulcani che fanno una Cernaia di lave e lapilli, e qundi è un quarantotto che non finisce più. Ma insomma, è il nostro mestiere.

Beh, comunque un momento che Bra aveva tempo, – lo chiamavo così in confidenza – abbiamo combinato un incontro tra due valli, e abbiamo rifatto la geografia, con un bel polverone, e anche dei rumori come in guerra. Ma ho notato una cosa strana, delle stamberghe di pietra vecchie di secoli sono state su, e delle case nuove belle eleganti, appena finite, sono andate in briciole. Chissà come mai. Boh!

Insomma siamo una bella combriccola, specialmente se viene quel mio cugino Terremoto che te lo raccomando, che ogni tanto manda tutto all’aria e poi se la ride. Ma no, forse non ride, è solo che, penso io, il fatto è che deve fare i conti con tutto quel bordello che sta sottoterra, e fuochi e fiamme e movimenti roventi, e come si fa, per forza poi c’è tutto che trema e si muove e si aprono dei buchi per terra e sfiatano dei gas che io credo che sono magari delle scorregge del diavolo per far dispetto. Oppure ci sono dei gabinetti abusivi sotterranei con tutte le loro merde di chissà quando. Chi lo sa. Il fatto è che noi siamo la crosta della terra che è come la buccia dell’arancia, sottile sottile, e se sopra ci sono delle bestie peggio per loro. Se dobbiamo fare il nostro lavoro non possiamo mica stare a guardare se c’è una volpe o un elefante, o un cretino che si mette in mezzo senza sapere quello che fa.

Mi ricordo una volta, di una mia zia, magna Marcellina, che abitava in Piemonte in montagna, sopra un villaggio carino, appena costruito con delle belle casette con i lauri , i box e le tavernette. Beh, mia zia dormiva da secoli tranquilla, poi una volta le son venuti dei dolori, per via della pioggia che non smetteva, e allora si è girata nel letto, e ha pensato, magari vado giù a cambiare aria. Apriti cielo, le casette sono venute giù con lei che non ne poteva niente, e ha fatto un bel mucchio di macerie nel torrente che era sotto, e così poi è stata bene. Ma la gente, appunto quei pidocchi che dicevo, erano tutti disperati e cercavano i parenti sotto i mattoni e gridavano: ma devo ancora finire di pagare il mutuo e avevo appena pagato l’assicurazione e il bollo della Panda. Ma cosa vuoi che ne sapesse la zia del mutuo, della Panda e delle tavernete, era lì da quando c’erano gli uomini delle caverne, che non erano mica stupidi da farsi le capanne sopra la zia…Insomma delle scene antipatiche. Va bene che la zia poi si è fermata a valle, il torrente ha cambiato strada, e per un po’ è stato tutto tranquillo. Poi un giorno è arrivato uno con un teodolite…

 

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