Senza olio di palma?

“Fatte senza olio di palma” strillano ai quattro venti gli spot pubblicitari delle merendine. E gli italiani, incuranti del fatto che quasi tutte continuino ad avere lo stesso sapore di cartone anche senza l’olio di palma, le  comperano felici e convinti di aver salvato non soltanto i figli, ma anche il pianeta.

Già, perché la guerra contro l’olio di palma à stata combattuta su due fronti. Prima si è detto che era dannoso per la salute. Poi, quando si è scoperto che forse non era proprio così, si è detto che i metodi di coltivazione erano dannosi per l’ambiente. E pazienza se anche questa è una affermazione quanto meno dubbia.

Partiamo dalla salute. Nel 2013 Due  ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Milano hanno passato in rassegna tutta la letterature scientifica disponibile sull’argomento, e hanno scoperto che praticamente non esistevano studi sugli effetti negativi dell’olio in sé. Qualche preoccupazione veniva invece dal livello relativamente alto di acidi grassi saturi presenti nell’olio, che sono stati collegati all’aumento di problematiche coronariche e all’insorgenza di alcuni tipi di tumore. Ma gli studi erano scarsi, le prove poco convincenti, e soprattutto va sottolineato che gli acidi grassi saturi non sono una prerogativa dell’olio di palma: esistono anche in altri oli e nel burro. Considerazioni che nel 2015 hanno spinto il nostro istituto superiore a tranquillizzare i consumatori. In presenza di una dieta equilibrata l’olio di palma non fa male.

Acqua al mulino dei colpevolisti è arrivata pochi mesi fa dall’autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha criticato i trattamenti ad alta temperatura utilizzati per la raffinazione di molti oli vegetali – tra cui anche quello di palma –  perché produrrebbero sostanze tossiche, come l’estere glicidico degli acidi grassi. In questo caso le evidenze scientifiche esistono. Ma nello stesso rapporto viene sottolineato che tra il 2010 e il 2015 i metodi di produzione sono stati cambiati, e che la presenza di questo estere negli oli  si è ridotta della metà.

E veniamo ai danni ambientali. Complici le bufale del web, molti credono che per produrre l’olio di palma si danneggino le palme. Invece è vero il contrario. Le piantagioni sono molto curate, e le piante danneggiate sono quelle della foresta vergine che viene sradicata per lasciare spazio alle coltivazioni. Ma le foreste – dicono altri – sono ecosistemi delicati e indispensabili alla vita del pianeta. Come faremo se quegli ingordi africani malesi e indonesiani continueranno a distruggerle per produrre l’olio che ci vendono, peraltro a basso costo, per i nostri biscottini?

Forse una risposta non c’e’. Non credo però che il ricco occidente, dopo aver disboscato tutto il disboscabile per lasciare spazio alle sue industrie e alla sua agricoltura intensiva, abbia il diritto di porre la domanda. Africani, malesi e indonesiani – e ultimamente anche sudamericani – producono olio di palma perché, oltre ad usarlo come cibo, si sono resi conto che è una sacrosanta e legittima fonte di ricchezza.  Una delle poche che hanno.

Oggi l’olio di palma copre il trentadue  del fabbisogno mondiale di grassi  e la sua domanda, secondo una stima delle Nazioni Unite, triplicherà entro il 2050. Non solo per le merendine, ovviamente, ma anche per l’industria e come fonte di energia rinnovabile, perchè incomincia ad essere usato come biocombustibile.

Del resto, non c’e’ di meglio: le palme richiedono poco terreno, poca acqua e pochi fertilizzanti, e hanno  la migliore resa  per ettaro, circa tre tonnellate e mezzo di olio contro i trecento chili di un uliveto. Dunque, checché se ne dica, l’olio di palma potrà anche non piacere, ma non si può negare che faccia bene all’ambiente.

Battista Gardoncini

2 Commenti

  1. Franco Vannini

    qui non mi sei piaciuto molto! Tu mio mito Leonardesco, letterato amante della scienza e speravo dell’ambiente e della natura: ricchezza ben più importante per africani, malesi ed indonesiani. Ben più importante delle innaturali piantagioni di olio di palma, che arricchiscono pochi individui e distruggono ambienti naturali. Su Battista, amico mio, riflettici meglio. Per il resto mi piacciono molto i tuoi pensieri a voce pacata e saggia. Ciao

  2. Battista

    Le piantagioni che definisci “innaturali” coprono oltre il 30 per cento del fabbisogno oleario del pianeta, mentre il naturalissimo ulivo arriva a stento all’1 per cento. Rassegnati. Siamo tanti e mangeremo tutti olio di palma. Anche perché secondo la scienza non fa male e non danneggia l’ambiente.

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