Scandali alpini

Luciano Ratto, socio del Cai Torino – Club 4000, ci ha inviato quanto segue, che pubblichiamo nella sua integralità. Tra le varie situazioni denunciate da Ratto, ricordiamo che la terza, quella dell’oggettiva pericolosità del Gran Couloir, il tratto più pericoloso della via normale francese al Monte Bianco, fra i rifugi Tête Rousse e Goûter, è attualmente oggetto di un animato dibattito. Per rendere un pelo più sicuro il canale, a inizio stagione estiva, le Guide di Saint Gervais posizionano un cavo d’acciaio teso tra le due sponde, per facilitare l’assicurazione degli alpinisti. Di recente, la Fondazione Petzl ha studiato un suo progetto per garantire la sicurezza: si tratterebbe di scavare un tunnel per collegare i due lati del canale. Per ora fervono le polemiche. Ma il problema ancora non è stato risolto.

Il bivacco della Fourche
Il bivacco della Fourche

«Ho letto, a pag 5 del mese di agosto della rivista del Cai  “Montagne 360”, la notizia intitolata “E per bivacco un immondezzaio”, riferita al bivacco della Fourche. Il contenuto di questa notizia non fa certo onore all’alpinismo italiano e a chi dovrebbe provvedere in merito. Ma, a braccetto di questa notizia, va quanto ha scritto nel mese di luglio, su un quotidiano piemontese, un socio del Cai a proposito della capanna Vallot sulla via normale francese del Monte Bianco. Da sempre, quella miserabile “scatola di latta”, come l’ha giustamente definita l’autore del pezzo, è in condizioni vergognose che non rendono merito all’alpinismo francese e alle autorità locali.  Almeno nel

La capanna Vallot
La capanna Vallot

periodo estivo, quando migliaia di alpinisti di ogni nazionalità transitano nei pressi di quel ricovero di emergenza, si giustificherebbe, anche economicamente, un minimo servizio di ospitalità e soccorso che potrebbe contribuire a salvare vite umane. È incredibile che nel terzo millennio, con tutto quanto si scrive e si dice a proposito della sicurezza in montagna, a tutto ciò non si sia ancora pensato.

Sempre a proposito di sicurezza è sorprendente leggere sull’utilissimo fascicoletto, edito da La coordination Montagnes di Grenoble e intitolato La salita del Mont Blanc: un’impresa da alpinisti (a parte l’incomprensibile dizione Mont Blanc e non Monte Bianco nell’edizione italiana), due intere pagine (su un totale di 12) intitolate “Le insidie della montagna: nel canale del Goûter si concentra gran parte degli incidenti più gravi”,  con questi dettagli allucinanti: “Uno studio effettuato nell’estate 2011 sul solo canalone consente di stimare che circa un migliaio di alpinisti hanno avuto a che fare (!?) in qualche modo con una caduta di blocchi, sui 17.000 passaggi stimati…” e ancora: “Tra il 1990 e il 2011, ci sono stati 74 morti e 180 feriti su questo itinerario, tra i rifugi di Tête Rousse e del Goûter, che, per chi non lo sapesse, è l’itinerario più frequentato tra quelli che conducono al Bianco. Tra morti e feriti, 254 vittime, 12 all’anno in media! E in tutti gli anni prima del 1990 quante sono state le vittime? Qualcuno ne ha tenuto il conto? E l’articolo così continua: “Circa la metà degli incidenti si verificano nei 100 metri dell’attraversamento del canale e un terzo sulla cresta…”

Il refuge du Goûter.
Il refuge du Goûter.

Di fronte un’ecatombe del genere si rimane allibiti e increduli che in tutti questi anni le autorità francesi non siano state capaci di trovare una soluzione definitiva al problema, se non la posa di un banale cavo in corrispondenza dell’attraversamento del canale al quale è dedicata  la seconda pagina del fascicolo citato con il titolo “Come attraversare il canale del Goûter,” (!!?), a beneficio delle migliaia di alpinisti che lo affrontano ogni anno.

Senza esagerazioni, questo è uno scandalo che dovrebbe essere denunciato sul piano internazionale con grande evidenza perché non riguarda solo il mondo dell’alpinismo, e che si presterebbe a severe riflessioni d’ordine morale sulla responsabilità di chi non si indigna di fronte a questa scandalo. Scandalo che si manifesta da molti anni. Si leggano al riguardo, nel libro Tutti i 4000: l’aria sottile dell’alta quota” (Vivalda Editore), a pag. 50, queste parole: “…Riteniamo che questo sia il percorso più pericoloso e mortale di tutte le Alpi”, cosa già messa in evidenza da Devies ed Henry autori de La chaine du Mont Blanc, vol. 1°, del 1973 così: “C’est un des lieux le plus meurtriers des Alpes…”

Non occorrono altre parole. Lascio fare commenti in merito a chi vuole».          Luciano Ratto

(Nella foto in apertura, la traversata del canalone del Goûter)

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