Il Torre schiodato

di Roberto Mantovani.

L’alpinismo ha aperto un nuovo fronte di guerra in Patagonia. La disputa si è accesa nel pieno dell’estate australe intorno allo spigolo sud est  del Cerro Torre, su cui si sviluppa (si sviluppava?) la via di Cesare Maestri, quella aperta nel 1970 a suon di chiodi a pressione. Un mese e mezzo fa, due alpinisti americani, il canadese Jason Kruk e lo statunitense Hayden Kennedy, sono saliti in vetta in sole 13 ore, superando difficoltà fino al 5.11 e all’A2. Stando a fonti ben informate, avrebbero utilizzato alcune delle soste di Maestri e “rinviato” 5 spit (4 della variante di salita Salvaterra-Mabboni del 1999 e uno della variante Geisler-Kruk 2010). Poi, nel corso della discesa, Kruk e Kennedy hanno schiodato gran parte della storica via di Maestri, rea di essere «la cicatrice della storia dell’alpinismo (la definizione è del britannico Leo Dickinson)». Un comportamento inaspettato, visto che nel 2007 a El Chaltén, il villaggio ai piedi del Fitz Roy, un’assemblea internazionale di alpinisti si era espressa a maggioranza per la conservazione della cosiddetta via del Compressore. Ma non è finita: il 21 e 22 gennaio, in 24 ore dal Colle della Speranza e  con un bivacco in parete, gli austriaci David Lama e Peter Ortner sono riusciti a percorrere in 24 ore lo Spigolo Maestri totalmente in libera.

Le reazioni? Tanti complimenti per gli austriaci e una montagna di polemiche sulla schiodatura degli americani. Nel giro di qualche settimana il mondo alpinistico internazionale si è spaccato. Molti scalatori hanno preso posizione contro «i due talebani della roccia»; altri hanno difeso Kruk e Kennedy eleggendoli a simboli della ritrovata libertà in alpinismo. In alcuni casi il dibattito è partito con il piede sbagliato, perché i contendenti hanno fatto coincidere il comportamento degli americani con le proprie convinzioni alpinistiche. Altri hanno però subito corretto il tiro, ricordando che la materia del contendere è la liceità o meno della schiodatura delle vie storiche. In Italia, un appassionato intervento di Stefano Lovison sul Web (http://alpinesketches.wordpress.com), sottoscritto da 145 alpinisti e 33 guide, si è trasformato in un manifesto contro la profanazione della via del 1970. E ha messo in guardia gli scalatori: «Lo avevamo già scritto (…): dalle parti del Cerro Torre l’etica alpinistica si stava trasformando in una religione, con i suoi sacerdoti e i suoi guerrieri, e soprattutto con il suo demonio: Cesare Maestri, visto come la fonte di ogni male.

E gli ultimi sviluppi lo hanno confermato in maniera drammatica». A proposito della schiodatura, definita «una piccola storia ignobile», Lovison spiega che: «l’azione del canadese Jason Kruk e dell’americano Hayden Kennedy è il frutto di una decisione unilaterale e di una concezione dell’alpinismo in cui vengono a mancare il rispetto per le figure del passato e la capacità di contestualizzare le imprese (o i tentativi) rapportandole alle condizioni di un tempo, all’attrezzatura allora disponibile, all’isolamento di quei luoghi all’epoca di Maestri. (…)
Spaccando la stragrande maggioranza dei chiodi (con Kruk e Kennedy che si sono arrogati il diritto di stabilire un grado di purezza) si è voluta cancellare la storia, come se Maestri fosse stato un tiranno detestabile e sanguinario e la sua via fosse stata un suo monumento, e non la faticosa traccia di un uomo su una montagna».

Intanto, a El Chaltén, Kruk, Kennedy e alcuni loro sostenitori, tra cui l’argentino Rolando Garibotti, sono stati dichiarati ospiti «non gratos», non graditi.

Nel frattempo, dal mondo anglosassone è partita una bordata contro gli oppositori degli americani. Sul quotidano “The Guardian” è uscita una replica di «alcuni tra i molti alpinisti che hanno dedicato tanta energia negli ultimi decenni alla scalata dei massicci del Fitz Roy e del Cerro Torre, facendo la storia alpinistica di quella regione». Un nutrito squadrone di scalatori famosi, tutti d’accordo sulla rimozione dei chiodi dalla via Maestri. Tra i firmatari: Conrad Anker, Andy Cave, Yvon Chouinard, Steve House, Reinhold Messner, Chris Bonington, Stephen Siegrist, Mick Fowler, Nico Favresse, Martin Boysen e altri.

Un clima da crociata, insomma, incandescente al calor bianco. Non fosse per l’argomento, sembrerebbe di essere tornati a tempi lontani e oscuri, quando gli uomini non sapevano resistere all’impulso di cancellare le culture “nemiche”, e i sostenitori dei nuovi culti erano ansiosi di seppellire le vecchie pratiche religiose. Che dire? Possibile che, per qualche chilo di ferro divelto a martellate dalla roccia del Cerro Torre, la modernità debba venir ricacciata nelle tenebre? Di fronte a tanta acredine, viene in mente un celebre passo del Cesare e Cleopatra di George Bernard Shaw. In un frammento del dialogo tra Teodoto, Cesare e Rufio, il primo, osservando l’incendio della biblioteca di Alessandria d’Egitto, dice: «Ciò che laggiù brucia è la memoria dell’umanità». E Cesare: «Una memoria infame. Che bruci […]».

La disputa intorno al Cerro Torre sta diventando una cosa del genere. E non raccontiamoci la favola che i chiodi sono un simbolo e che dunque… È vero, in alpinismo i mezzi e lo stile di salita contano, eccome. Ma la lezione della storia dovrebbe aver ormai insegnato a tutti che si può pure convivere anche manifestando idee e convinzioni diverse. E invece si continua a invocare il fuoco purificatore, la censura e la cancellazione di ciò che entra in conflitto con la cultura dominante. Anche nell’Occidente della contemporaneità, evidentemente, illuminismo e democrazia continuano ad essere dei concetti vuoti se, alla fin fine, anche nel mondo dell’alpinismo continua a circolare la voglia di perseguitare l’alterità, cancellare la memoria e strangolare le differenze.

6 Commenti

  1. gil

    Non esiste cima impervia al mondo che non sia stata frutto di discussioni e liti e più sono forti e accese più affascinante e bella la montagna.
    Il Torre è il simbolo dell’alpinismo estremo, purtroppo dalle prime salite ad oggi è sempre stata circondata da falsità e invidie.
    Maestri non è stato corretto e chiaro nei confronti dell’etica alpinistica, anche se molti ne hanno approfittato usando la ferrata che lui con grande impegno aveva costruito.
    Siamo nel 2012 ed è ora che qualche alpinista prenda coraggio e cominci a mettere un pochino d’ordine.
    Dietro l’angolo ci sono tantissimi forti giovani climbers che non vedono l’ora di scalare il granito rosso del Torre in libera, usando qualche friends e nut e magari scalando per diversi metri senza moschettonare nessuna schifezza di ferro. Una volta sulle copertine delle riviste c’erano grandi alpinisti che tiravano quei chiodi con aria da eroi, ma erano altri tempi.
    Speriamo che dopo il Torre tocchi anche ad altre pareti simbolo come Capitan, Lavaredo, Dente del Gigante ecc. e speriamo di continuare a divertirci in montagna così come si diverte il super squadrone di scalatori famosi, d’accordo con la rimozione dei chiodi della via Maestri.
    Riguardo al timore che con l’incendio si perda la memoria infame dello scempio Cesare Maestri, starei tranquillo perchè il compressore è ancora lì che aspetta di essere cavalcato come fece Pedrini durante la salita in solitaria del Cerro Torre.

  2. ogo

    La linea di Maestri era,ed è, una semplice linea nell’infinito mondo. Accanirsi con essa o contro di essa dimostra solo una scarsa ampiezza dei propri orizzonti e stupisce che così tanti Alpinisti blasonati e dal curriculum ineccepibile non trovino meglio da fare che criticare o approvare, schiavi dell’apparire più che dell’essere. Su quella linea da ora in poi si sarà solo meno liberi. Nessuno potrà più scegliere se commemorare l’audacia etica, storicamente collocata, di Cesare Maestri “cavalcando” il compressore, o l’artifizio estetico (seppur sporcato dall’utilizzo di altri ferri presenti in loco e non lì cresciuti come funghi!) di Kennedy e socio. Potranno,al massimo,confrontarsi nel più “puro” stile di Lama/Ortner che su quella parete però non andavano incontro all’ignoto come il Cesare del Brenta! Ne conoscevano già maledettamente a priori ogni millimetro,ogni presa ed ogni variabile.Ci sono altre linee pure dove salire al Torre. Si.
    Altre,forse, mai salite su cui qualcuno in futuro avrà la capacità e la fortuna di salire. Sara sicuramente un gioco più bello e dimostrerà, e già qualcuno c’è riuscito, se serve al mondo quanto bravi ed audaci sono gli adepti della nuova era.
    Ma in fin dei conti: “Chissenefrega?” …Con tutto quel po’ di montagne,pareti, linee possibili e impossibili fino ad oggi da fare,inventare,ripetere e sognare nell’infinito mondo!
    La Linea di Maestri, con o senza chiodi, rimane nella Storia dell’Alpinismo. Il gesto di Kruk e socio solo nella melma di una polemica che presto finirà è sarà riassunta in un rigo….

    1. Direttore

      La cosa che si fatica a capire è che la via dello spigolo fu concepita da Maestri come pura provocazione. Non era un modo per affermare uno stile diverso, né un invito ad imboccare una strada alpinistica alternativa a quella della tradizione. Così dovrebbe essere pensata la scelta del 1970, a prescindere dal fatto che ci si trovi d’accordo o meno su quel gesto. E in ogni caso va ricordato che, durante la discesa, Maestri avrebbe voluto distruggere tutti gli ancoraggi infissi con l’aiuto del compressore. I chiodi a pressione, quella volta, rimasero al loro posto dietro insistenza dei suoi compagni di cordata. Ma a parte questo particolare, mi permetto di aggiungere che una provocazione dovrebbe essere considerata per il suo valore simbolico, e ogni scalata storicizzata e contestualizzata rispetto all’epoca e alla cultura in cui è stata portata a termine. E dire che la caccia alle streghe è finita da un pezzo; e dopo i roghi c’è stato l’Illuminismo. Ma evidentemente la lezione non è bastata, se si pensa di poter e dover cancellare idee e posizioni diverse dalle proprie solo perché queste ultime non sono al passo con i tempi. Altro che integralismo, ragazzi… Tra parentesi, la mia opinione in merito a quella via (a parte la bellezza estetica del tracciato) è tutt’altro che positiva rispetto allo stile utilizzato. Insomma: in alpinsimo si può certamente dissentire, è più che lecito, ma di lì a ergersi a giudici…

  3. Luciano Calvelo

    “spigolo sud ovest del Cerro Torre, su cui si sviluppa (si sviluppava?) la via di Cesare Maestri,”

    sud ovest?….. piuttosto sud est

    “il 21 e 22 gennaio, in 24 ore dal Colle della Speranza”

    colle della Speranza?… Colle della Pazienza ( anche chiamato La Spalla, il Bus), dalle parte opposta della montagna.

    Perché scrivere riguardo al Cerro Torre quando non si conoscono n’anche i dettagli della sua geografia?

    1. Direttore

      Ha ragione, signor Calvelo. Ha mai sentito parlare di fretta? Il pezzo e’ stato scritto per le prove tecniche di impaginazione del sito e, purtroppo, non piu’ corretto. I suoi appunti sono giusti. Ma a volte capita di sbagliare, nonostate le migliori intenzioni, e me ne scuso personalmente. Quanto a non sapere nulla del Torre, le ricordo che abbiamo fatto la conoscenza di quella montagna quando lei probabilmente non portava nemmeno ancora i calzoni corti. Con simpatia
      Roberto Mantovani

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