Falsi profeti

di Roberto Mantovani – «Pradeltorno non si rende!» urlavano gli antichi valdesi del ’400 e del ’500 alle soldataglie che volevano saccheggiare il paese e farli sloggiare dalla Valle di Angrogna. È stato così anche oggi, 21 dicembre. Non contro i Maya, che da quelle parti non ci hanno mai messo piede, ma contro il puerile assalto mediatico di qualche tivù privata che nei giorni scorsi ha sbattuto in prima pagina sindaco e valligiani, protagonisti – senza volerlo – della diceria che li voleva tutti salvi, mentre il resto del mondo, con qualche eccezione, sarebbe sparito nel nulla.

DSC_0012Questa volta, però, al posto delle armi e delle urla, nei confronti degli “invasori” c’è stata l’indifferenza e l’ironia. Già di prima mattina, gli angrognini scesi a Torre Pellice, al mercato settimanale del venerdì, hanno dovuto destreggiati tra battute e prese in giro. Ma qualcuno, in paese, si chiedeva cosa stesse capitando lungo l’asta dell’Angrogna. Così siamo saliti anche noi, per vedere. E francamente non ci siamo accorti di nulla. La strada di fondovalle era semideserta, come del resto capita quasi sempre nei giorni feriali in questa stagione. Erano quasi le undici del mattino, quando ci siamo infilati in Val d’Angrogna. Un po’ di neve solo nell’inverso, nella prima parte del percorso. Poi, dopo Pount Aout e Figeirouza, l’asfalto è diventato in parte bianco. Unica nota fuori contesto, due, tre suv distanziati tra loro, lucidi e freschi di lavaggio, guidati da autisti che nulla avevano da spartire con i luoghi. Abbigliamento e tipo di veicolo denunciavano subito la non appartenenza alla valle.

Poco prima dell’ora fatidica (le 11.11, secondo le previsioni), il cielo ha cominciato a velarsi, e dopo i tornanti di Barfé il sole s’è fatto timido. Di lì, fino a Pradeltorno, nessuno in giro.

Poco prima del paese, seguiamo la strada che sale a lambire il ripido pendio su cui sorge il tempio valdese. Nei pressi del cartello Predartourn, rigorosamente in patuà occitano, lasciamo l’auto e continuiamo a piedi. Temperatura -1°C, niente vento. Dal basso, salendo, abbiamo visto qualcuno affacciato alla ringhiera che chiude lo spiazzo davanti al tempio. Un po’ di neve pestata, impronte fresche, due auto parcheggiate dove non si dovrebbe. Un attimo dopo siamo davanti al tempio. Una coppia non più giovanissima scatta fotografie verso la chiesa cattolica, più in basso. Nel frattempo arrivano altre 5-6 persone per attingere acqua alla fontana. Dall’accento si capisce chiaramente che arrivano da fuori.

«Siete qui per la fine del mondo?».

«Mah, volevamo visitare la zona».

«Da dove arrivate?»

«Da Ravenna, ma siamo calabresi. E loro sono di Milano».

Poco più in là sfila una piccola comitiva con cani e bambini al seguito.

Intanto, alcuni ragazzi giungono sul piazzale, che è anche un bel punto panoramico sulla valle.

«Alle 11.11 non abbiamo sentito niente, tutto tranquillo».

«Cosa bisognava sentire?».

«Il boato del terremoto! Lo sapevano tutti, c’era scritto anche in un articolo della Nasa».

«Sicuri? Voi lo avete letto, ’st’articolo?».

« No, ma me l’hanno raccontato».

«E allora, niente fine del mondo?».

«Mmm, già. Ma non mi guardi così, io ci credo a ’ste cose. E va bene, qui dov’è che si mangia? E l’acqua della fontana si può bere?».

«Vi spiego dove trovate un posto da mangiare. Ma, se accettate un consiglio: non dite niente, lasciate perdere. Facile che da queste parti si mettano a ridere».

«E cosa potrebbero dirci?».

«Che sono tutte balle!».

La strada verso Torre Pellice adesso è deserta del tutto. Quasi in paese, poco prima di fiancheggiare ponte sull’Angrogna, un’auto rossa, sportiva e di grossa cilindrata, svolta a gomito. Sopra ci sono due-tre ragazzi che sghignazzano. Ma ormai sono le 12.30, l’appuntamento con la profezia se lo sono perso da un po’. Per oggi, a Pradeltorno, non troveranno neanche più il sole.

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