Non ce lo aspettavamo

C’è spazio per tutti, in montagna. E anche sulla rete per parlare di montagna. Tre mesi fa, tentando l’avventura di Segnavia54, non eravamo affatto sicuri dei risultati, che invece sono arrivati. Moltissimi ci seguono, molti ci chiedono di collaborare, e alcuni hanno addirittura deciso di seguire la nostra stessa strada.

Siamo contenti per tutte e tre le cose. Più si scrive e  si legge di montagna, meglio è. Per troppo tempo la voce delle terre alte è stata soffocata da chi urlava più forte. Per troppo tempo i problemi dei suoi abitanti sono stati dimenticati. Per troppo tempo  la cultura locale è stata considerata piccola e trascurabile cosa.

Però c’e’ un però. Era davvero necessario impegnarsi in tutte queste meritevoli  battaglie mettendo in rete a Torino un sito che usa la stessa gerarchia delle notizie di Segnavia54, la stessa impaginazione e gli stessi caratteri? La scelta dello stesso “tema”  tra le migliaia disponibili in rete a titolo gratuito e a pagamento non è certo una coincidenza, e un poco ci è dispiaciuta, anche perché fatta da amici con i quali abbiamo condiviso gite e riflessioni.

Pazienza. Ormai è fatta, e ognuno andrà avanti per la sua strada, anche se a noi resta la consapevolezza che di una via nuova si ricordano i primi salitori, non chi l’ha ripetuta usando i loro chiodi.

Il nostro benvenuto al nuovo sito, che trovate all’indirizzo

www.torinoelealpi.it

 

4 Commenti

  1. Caro Roberto, a copiare si fa prima che a creare… più di una testata ha “creato” il libro imperdibile del mese, da me ideato più di 10 anni orsono.
    Poi magari sentono anche bravi, al copiato resta comunque la soddisfazione, magra invero, di essere motivo di esempio…

  2. piero carlesi

    Caro Roberto,
    mi piacerebbe leggere su segnavia 54 un dibattito sulla moderna architettura dei rifugi alpini. Non tanto alla luce dell’esperimento del nuovo bivacco Gervasutti, di cui si è già scritto tanto, quanto sulle polemiche in atto in Alto Adige dopo che la giuria addetta ha assegnato a tre architetti “moderni” i progetti di ricostruzione dei rifugi Ponte di ghiaccio, Vittorio Veneto e Pio XI ora passati alla Provincia autonoma. Stupisce l’acredine con cui sono stati contrastati tali nuovi progetti da parte degli ambienti più tradizionali della provincia (leggi gli Schutzen) ma stupisce come anche una giuria espressione di un territorio e di un popolo per definizione “tradizionale” si sia lasciata affascinare da progetti così moderni sia in termini estetici sia di tecnologie. E concludo: è poi così una bestemmia costruire rifugi “di rottura” in alta montagna? Dove sta scritto che un edificio so roccia in alta quota debba essere come una chalet tradizionale? Ogni epoca ha portato in quota la propria architettura. Pensiamo anche al Vittorio Emanuele al Gran Paradiso. Ne vogliamo parlare? Anche perché in Alto Adige dovrebbero rendersi conto che siamo negli anni Duemila e passa… Buon lavoro!

Rispondi