Lezioni siberiane

di Victor Serge.

La natura ha le sue leggi. L’Italia dei primi di febbraio, investita da freddi siberiani e eccezionali nevicate, se ne è dimenticata, e per qualche giorno ha cercato di vivere come se niente fosse successo, in una babele di disservizi e di proteste che hanno risparmiato soltanto i comuni di montagna, forti di esperienze dimenticate dalle grandi città. A volte, ma soltanto a volte, l’essere piccoli e trascurati può essere un vantaggio, perché si impara a contare solo sulle proprie forze e sulle risorse della comunità.

In pianura i treni sono stati un disastro, le autostrade pure. Gli aeroporti si sono bloccati. I negozi hanno esaurito le scorte,  l’acqua e l’elettricità sono venute a mancare, mentre le scorte di gas si sono pericolosamente assottigliate. L’ondata di freddo sarà pure stata eccezionale, ma quel che è apparso evidente è l’incapacità delle nostre società complesse ad adattarsi a condizioni diverse dalla norma. Si badi, diverse, non impreviste, perché ormai la scienza ha in mano strumenti efficacissimi di analisi dei fenomeni atmosferici, e aveva annunciato con largo anticipo quel che poi sarebbe accaduto.

Il fatto che invece di misure atte a superare le emergenze siano arrivate le polemiche tra tecnici e politici non è una novità. Ma indica una difficoltà di fondo. Più una società si basa sulla tecnologia, più è vulnerabile quando vengono colpite le sue reti  di distribuzione. A questo bisogna aggiungere che le nostre infrastrutture sono in genere vecchie e appena sufficienti per reggere la normalità. Trenitalia, ad esempio,  ha scelto di privilegiare i grandi corridoi di scorrimento veloce e ha lasciato al loro destino le linee minori frequentatissime dai pendolari, sacrificando sull’altare del calcolo economico tutte le ridondanze di uomini e di mezzi delle vecchie “ferrovie dello stato”.  Ma gli esempi si potrebbero estendere a tanti altri servizi essenziali.

Le colpe, però, non sono tutte dalla parte delle cosiddette autorità. Gli psicologi sottolineano  i problemi che nascono dalla troppa sicurezza dell’uomo occidentale, cresciuto nella convinzione che l’ambiente sia quasi sempre amichevole e sicuro, e che in ogni caso ci sia sempre qualcun altro in grado di intervenire per risolvere le difficoltà. Il freddo siberiano di febbraio  ha dimostrato che non sempre è così, e che di fronte alle avversità gli abitanti della montagna hanno reagito meglio di quelli delle pianure.

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