Mummie appenniniche

La vita e la morte nell’Appennino modenese, dalla metà del ’500 alla fine del ’700. Uno straordinario viaggio a ritroso nel tempo, reso possibile da una delle più singolari scoperte archeologiche degli ultimi anni. Di recente, da una fossa comune è stato riportato alla luce un cumulo di ben 281 inumazioni, con una sessantina di corpi mummificati grazie al clima asciutto e alla costante ventilazione del luogo di sepoltura. L’eccezionale ritrovamento è avvenuto in una cripta della chiesa di Roccapelago, nell’alto Frignano modenese, a 1095 metri di altitudine.

La scoperta data dal gennaio dello scorso anno, a seguito dei lavori di restauro della chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo. Un edificio posto sullo sperone roccioso che, tra il 1370 e il 1400, ospitava la fortezza di Obizzo da Montegarullo. Obizzo era uno dei signori del Frignano ribellatosi al dominio agli Estensi nel XIV secolo. A fine ’500, su una parte della rocca aveva poi trovato posto la chiesa parrocchiale dedicata a San Paolo.

Di recente, dal 2008 al 2011, il complesso religioso è stato oggetto di un importante restauro architettonico. E durante i lavori, scoperchiata una cripta, è stata trovata una piramide di corpi accatastati uno sull’altro: una montagna di ossa, pelle, tendini e capelli ancora avvolti in sacchi-sudari, con camice, calze, cuffie e piccoli oggetti d’uso quotidiano.

Da poco è stata inaugurata una mostra, curata da Giorgio Gruppioni e Donato Labate, che espone 13  mummie e circa 150 tra i reperti più significativi rinvenuti nello scavo, cercando di raccontare la vita della piccola comunità del luogo: 40, 50 individui in tutto, uomini e donne che abitavano sulla cima di Roccapelago.

Il ritrovamento è motivo di grande interesse, perché la possibilità di studiare i resti di una comunità di contadini di montagna di 3-5 secoli fa è un evento piuttosto raro. Le mummie di Roccapelago hanno permesso di analizzare tessuti, fogge, cuciture e decorazioni utilizzati dalla povera gente, e di poterlo fare su indumenti in fibra vegetale (canapa e lino) che sono sempre i primi a deteriorarsi.

L’abbigliamento rinvenuto sui corpi delle persone inumate a Roccapelago è composto in genere da una camicia e un sudario, di solito in lino, e da un paio di calze in lana. Rari i tessuti di pregio. Tutto il vestiario veniva realizzato con materie prime locali, filate e tessute sul posto. Le camicie erano usate per molti anni, forse per tutta la vita adulta, considerando le infinite toppe dei capi indossati. In ogni caso, la miseria non impediva alle contadine di aggiungere dettagli vezzosi all’abbigliamento.
 Tantissime, poi, le medaglie votive rinvenute: tra le iconografie ricorrenti l’effige di Sant’Emidio, che proteggeva dai terremoti, la Vergine dei sette dolori e la Madonna di Loreto. Ma l’analisi delle mummie racconta anche la durezza dell’esistenza a Roccapelago. Lo attestano le fratture e le patologie all’anca e alla colonna vertebrale dei corpi, dovute al trasporto di carichi pesanti su terreni ripidi, e lo testimoniano i tanti segni dei traumi. Tra le donne era diffusa l’osteoporosi già in giovane età (forse dovuta alle innumerevoli gravidanze e ai lunghi allattamenti), mentre in tutti è evidente l’usura e la perdita dei denti, legata al consumo di alimenti (segale, crusca, castagne, noci) poco adatti a preservare la dentatura. Altissima era inoltre la mortalità delle giovani donne, falcidiate dai parti, e dei bambini. Chi riusciva a superare la soglia dei vent’anni, soprattutto gli uomini, poteva tuttavia raggiungere un’età abbastanza avanzata per l’epoca, come attestano le numerose sepolture di anziani.

Studiando i reperti, gli studiosi stanno ora ricostruendo la vita della piccola comunità appenninica. Così, finalmente, anche la storia dell’Appennino emiliano emergerà dalle tenebre del passato, e forse si riuscirà anche a restituire l’antico volto di contadini e montanari che finora i libri hanno sempre ignorato.

Roccapelago di Pievepelago (Modena), 
Museo “Sulle orme di Obizzo di Montegarullo” 
e chiesa della Conversione di San Paolo. Mostra: Le Mummie di Roccapelago (XVI-XVIII sec.): vita e morte di una piccola comunità dell’Appennino modenese. Fino al 
14 ottobre 2012. L’esposizione osserva i seguenti orari.

luglio e settembre: tutti i giorni, ore 16-19; agosto: tutti i giorni, ore 10,30-12,30 e 16-19; ottobre: sabato ore 15-18 e domenica ore 10,30-12,30 e 15- 18. Aperture straordinarie su prenotazione, tel. 0536.71890 e 329.3814897. L’ingresso è gratuito.

Per saperne di più: http://cultura.regione.emilia-romagna.it/notizie/2012/luglio/iol.pdf

 

 

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