Ladri di miele

L’arrivo dall’Africa di un piccolo insetto, la Aethina Tumida, rischia di dare il colpo di grazia all’apicoltura italiana, già in difficoltà per tre annate consecutive di clima sfavorevole. Il parassita  penetra negli alveari,  inganna le operaie facendosi nutrire da loro e indebolisce le colonie. Inoltre la sua presenza favorisce la fermentazione dal miele, rendendolo invendibile. Per combatterlo occorrerebbero misure di prevenzione e di controllo che altri paesi, come il Canada e la Florida, hanno già adottato. La strada seguita finora in Italia, la distruzione degli alveari infetti, è più drastica, ma molti produttori la contestano, perché le larve degli insetti completano il loro ciclo vitale nel terreno, e da lì gli adulti ripartono verso nuovi alveari, che individuano dall’odore.

Quest’anno la produzione di miele si è ridotta del cinquanta per cento. E i quarantamila apicoltori italiani, in maggioranza piccoli produttori artigianali, temono di non poter reggere  la concorrenza del miele proveniente dall’estero, meno costoso ma anche di bassa qualità. “Vendere un chilo di miele a cinque euro al chilo – sostengono – vuol dire vendere sottocosto, a meno che il prodotto non venga da  paesi dove non ci sono controlli sanitari o sono consentite le coltivazioni ogm. E non si può neppure escludere che  sia di provenienza furtiva”.

Una ipotesi, quella dei furti, che trova conferma nella cronaca. Sempre più spesso infatti vien denunciata la sparizione di arnie, e compaiono sul mercato produttori improvvisati che dispongono di quantità di miele sproporzionate rispetto al numero degli alveari. Un’arnia, con le novantamila api che in media contiene, vale dai 700 ai mille euro e può far gola a molti.

Di qui l’idea di una “anagrafe delle api” che dal 19 di gennaio consente di registrare nel sistema informatico veterinario, controllato dal ministero della salute, il numero delle arnie e la loro collocazione nelle zone più favorevoli, ad esempio in montagna.  Inoltre l’anagrafe tiene traccia di tutti gli spostamenti e le compravendite. Una complicazione burocratica in più, ma anche una sicurezza per gli apicoltori onesti e una garanzia per i consumatori, che avranno la certezza di mangiare miele italiano e  prodotto nelle zone indicate dalle etichette.

2 Commenti

    1. victor

      Ci siamo fidati di quanto riportato in un articolo sui problemi del miele italiano pubblicato sul numero di gennaio-febbraio 2015 de “Il forestale”, rivista ufficiale del Corpo Forestale del Stato. Ma ha ragione lei. Abbiamo controllato, trovando prezzi di mercato variabili tra i 200 e i 300 ero per un’arnia completa di api. Si possono raggiungere le cifre riportate soltanto tenendo conto del valore del miele prodotto nel corso dell’anno. Cercheremo di essere più chiari la prossima volta. Grazie per la precisazione, e continui a seguirci.

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