La vetta delinquente

L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, è ufficialmente candidato per entrare a far parte della World Heritage List dell’Unesco, la lista dei siti considerati  patrimonio mondiale dell’umanità. Il direttore generale del ministero dell’ambiente, Renato Grimaldi, dopo averne ricevuto formale comunicazione dal direttore del Centro del patrimonio mondiale Unesco di Parigi, l’indiano Kishore Rao, ha a sua volta informato il Parco dell’Etna, insieme a una nota di congratulazioni. È stato infatti il Parco dell’Etna a proporre la candidatura  e a preparare il relativo dossier, poi fatto proprio dal ministero dell’Ambiente. La nostra Marinella Fiume celebra l’avvenimento con un poesia di Adele Gloria, e ne approfitta per ricordare questa straordinaria figura di donna, apprezzata da Marinetti, ma troppo presto dimenticata.

La vetta delinquente

Il cielo

per la ferita

della vetta aguzza del monte

sanguina

e la bambagia

bianca

s’inumidisce di rosso.

Il lividore della morte

striscia piano piano

assaporando

il tattilismo aereo

delle carni azzurrine

e il mare

che riflette la pietà per il cielo

s’intristisce.

Invano

le torri e i campanili

si tendono

in spasmodico slancio;

esso agonizza

e travolge

travolge

colla sua grigia agonia

tutte le cose.

Il cielo morirà.

La vetta può essere “assassina” e doppiamente se chi la definisce così è Adele Gloria,  futurista  catanese. Catania, infatti, nel  corso della sua storia è stata più volte distrutta da eruzioni vulcaniche e da terremoti, ed è abituata a convivere da sempre con il vulcano, da cui prende il nome la sua via più importante, la via Etnea, il salotto della città, che la attraversa da sud a nord, partendo da Piazza Duomo ed arrivando, dopo circa 3 km, al Tondo Gioeni, con un andamento che ha come prospettiva la sagoma incombente dell’Etna.

L’unica donna futurista dell’isola, Clelia Adele Gloria (Catania 1910 – Roma 1984) si  distingue nel campo dell’aeropittura e dell’avanguardia,  nei primi anni Trenta a Catania. Fu poetessa, fotografa, pittrice, scultrice e giornalista, alla ricerca di quell’immagine di artista totale che le avanguardie perseguono. A Catania viene in contatto con alcuni dei  principali esponenti del Futurismo siciliano: Nino Zuccarello, Giacomo Etna, Giuseppe Franco, si lega quindi di amicizia con il futurista messinese Giulio D’Anna, con Guglielmo Jannelli e col giovanissimo Guttuso. Dalla sua testimonianza raccolta da Claudia Salaris, apprendiamo “che era un’adolescente ribelle e desiderosa d’emanciparsi quando, dopo l’ennesima lite in famiglia, volle inviare una poesia a Marinetti. La busta, spedita a Roma senza indirizzo, giunse a destinazione e la poesia fu stampata sulla rivista ufficiale del movimento: «Futurismo».” In seguito Marinetti, trovandosi a Catania per una conferenza, si recò a casa della giovanissima adepta per conoscerla e invitarla ad assistere alla manifestazione, lì ne esamina la produzione, che lo entusiasma. Durante la conferenza al Club Lyceum, Marinetti declama una composizione della ventitreenne poetessa e il pubblico applaude fragorosamente. Solo alla fine svela che l’applauso andava a una giovane autrice, Adele Gloria la quale, tutta rossa per l’emozione, sale sul palco. È subito laureata poetessa futurista dal Maestro che declama in quell’occasione la sua lirica Zingara,che uscirà l’anno dopo nel volume di poesia FF.SS. “89” Direttissimo, per le edizioni Glory Publishing Company di Catania. Espone quattro dipinti (Spasimo o Tormento di seminarista, Carcere, Città addormentata, Emozioni di velocità) alla Mostra futurista allestita nel Palazzo Ducale di Mantova nel ‘33 e il dipinto Carcere a Milano nella mostra Omaggio futurista a Umberto Boccioni. Il suo olio più noto, Zanzur dall’alto, del 1935 circa, esposto alla II Quadriennale e nella I Mostra femminile d’arte del GUF di Catania del 1939, la fa collocare da Marinetti nel filone lirico-spaziale dell’aeropittura, per l’esperienza personale del volo da parte della “geniale pittrice”. L’aeropittura, come espressione del mito della macchina e della modernità caratteristico del movimento marinettiano, manifesta entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità dell’aeroplano e fa seguito allo scritto di Marinetti L’aeroplano del Papa. Nel ’33 Adele espone a Roma nella I Mostra Nazionale d’Arte Futurista, Ammaliatore, Idillio, Ritmo + Balbo = Velocità, Tennis, e dal ’34 al ’39 nelle Mostre del Sindacato Siciliano Belle Arti. L’irrequieta Gloria, che ha già infranto tanti tabù delle ragazze siciliane le quali al massimo possono dipingere le loro scene floreali ricamandole al telaio o dedicandosi all’immancabile studio del pianoforte, sembra proiettata verso un’irresistibile ascesa. Nel 1935 è presente alla II Quadriennale di Roma e si dedica anche alla scultura. Fa ricerche fotografiche sotto la spinta dell’altro fratello Angelo, noto attore cinematografico. Quindi la Gloria si trasferisce nella capitale  dedicandosi al disegno di moda. In generale, il suo stile pittorico appare per lo più connotato da un ingenuo ribellismo che prende forma in elementi fantastici o grotteschi, come  nel quadro Spirali (1932).

Come poetessa la Gloria si mostra molto più indipendente dal Maestro e dal suo manifesto letterario di quanto non creda. Quello che ci rimane della sua breve stagione poetica è il volume di poesia FF.SS. “89” Direttissimo, edito nel 1934 dalle edizioni del fratello Alberto Maria, raccolta che prende il titolo .da quel treno per Roma che la novella Bovary sogna di prendere e presto effettivamente la vedrà tra i suoi passeggeri. La raccolta, nel suo complesso, paga un modesto tributo agli aspetti più appariscenti della moda poetica del tempo, nel tentativo di sfidare la vita e demistificare i dogmi di una realtà asfissiante, mentre si caratterizza per un suo personale tratto “pittorico” e plastico. Del secondo futurismo marinettiano è  l’aeropoesia, un genere inventato dallo stesso autore, che prevede l’abolizione della punteggiatura e della sintassi, un uso parossistico dell’analogia e dei neologismi, parole in libertà. Anche qui, tuttavia, personalissima sembra l’assimilazione della lezione della scuola. Lo si nota particolarmente nelle minuscole rappresentazioni pittoscultoree, nonché nell’uso delle similitudini, delle analogie e delle sinestesie. Il desiderio del viaggio, della fuga, anzi del volo è la caratteristica che mentre la accomuna a tanto futurismo, ne segna la grande distanza, interpretata com’è dalla Gloria come desiderio d’evasione, impossibilità di attingere una felicità intravista solo nei sogni e vagheggiata nel desiderio, ansia di libertà da un universo oppressivo  piccolo borghese che relega la donna in ruoli marginali e standardizzati, anelito verso l’infinito. Da qui la nota fondamentale della raccolta che cerca di rielaborare l’esperienza del dolore, del persistente tormento, nelle dolcezze lievi della malinconia. Ma la distanza maggiore in termini ideologici la Gloria la evidenzia nella visione dolente e antiretorica della guerra e nella demistificazione del tricolore,  assai distante dalle più rumorose esaltazioni futuriste. Come si spiega, dunque, l’adesione di tante artiste al movimento misogino di Marinetti? Esso rappresentò, per molte, una possibilità di liberarsi da un modello femminile chiuso e costrittivo, qual era quello diffuso nella società italiana dei primi anni del Novecento. Ma la normalizzazione avverrà ben presto, come si nota nella parabola biografica della Nostra che, trasferitasi a Roma, sposa il noto giornalista sportivo Rizieri Grandi, abbandonando le conferenze e fors’anche la poesia e seguendolo nei suoi viaggi. Negli ultimi anni, la troviamo a Cinecittà con due gatti in una casa spoglia: una branda, due sedie, una valigia dove conserva i ritagli-stampa e le documentazioni dei suoi lavori. Potrebbe essere il segno della conclusione di un rapporto, che avrebbe pagato in termini di rinuncia ai progetti di una personale autorealizzazione, come della damnatio memoriae  cui sarebbe stata destinata.

Un commento

  1. Direttore

    A proposito di Unesco e Sud Italia, ecco un aggiornamento interessante. Martedì scorso, 27 marzo, la Riserva naturale statale “I giganti della Sila”, un’area di cinque ettari che, sull’altopiano calabrese, ospita 55 alberi di pino laricio ed aceri di circa 500 anni, veri e propri monumenti naturali, è stata consegnata ufficialmente al Parco nazionale della Sila. Nell’occasione è stato annunciato l’inserimento del Parco nella Tentative List (lista propositiva) dei siti naturalistici candidati per essere inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. Oltre che nella Lista propositiva nazionale del Patrimonio Mondiale, il Parco della Sila ha inoltre presentato la candidatura anche per il possibile inserimento del proprio territorio nella Rete globale delle Riserve della Biosfera e nella rete internazionale dei Geoparchi. Insomma, è il caso di dirlo: forza Sud.

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