Ripensando alla Mole

di Maurizio Puato – E’ passato poco più di un mese dalla sera della scalata sulla Mole Antonelliana e l’emozione vissuta non è passata, si è affievolita ma non è passata. Erano giorni che pensavamo a come preparare la scalata, se con la corda dall’alto o a tiri alterni da primi, proprio come si affronta una via in montagna, perché di fatto la Mole è una piccola montagna nel cuore di Torino. Una piccola montagna non solo per la forma, ma anche per la materia con cui è stata realizza: tutta pietra. Decisione presa: è una piccola montagna e l’affronteremo come una piccola montagna.

Il giorno prima della scalata abbiamo preparato tutti i punti di ancoraggio senza bucare nulla, tutto ciò che c’era di strutturale è stato utilizzato per posizionare i preparati (cosa necessaria per esigenze di tempistiche di durata e collegamenti televisivi) e poi abbiamo provato i passaggi giusto per rendere più fluida la progressione, perché oltre che di scalata, si parlava anche di spettacolo.

La sera della scalata – erano le 19 –  faceva freddo, aveva nevicato fino quasi al pomeriggio. Io e Renzo eravamo tesi, non per le difficoltà oggettive (difficoltà massima 6°) ma per tutto il resto. Migliaia di persone sotto la Mole, telecamere, maxi schermi, collegamenti telefonici in diretta per commentare la salita e il drone, il mitico drone promesso per fare le riprese aeree. Alla fine riusciamo a raggiungere il punto di partenza a quota 45 metri, esattamente dove inizia la cupola e dove inizia la pietra: lose e granito. Partiamo, il cuore mi batte in gola e un po’ meno nei piedi che per il freddo perdono completamente sensibilità. Tutto file liscio, io e Renzo alternatamente da capocordata arriviamo in cima, a quota +167, esattamente sotto la stella più alta. La gioia è immensa, mi viene quasi da piangere e l’adrenalina mi manda in uno stato di eccitazione febbrile. Ci caliamo sulle statiche che avevamo preparato e quando atterriamo per strada, un mare di persone ci circonda. Chi ci batte i cinque, chi ci accarezza, chi ci dice bravi e un sacco di bambini che urlano i nostri nomi e ci battono le mani. Ci sentiamo come degli eroi, delle star. Forse lo scalatore famoso che avrebbe dovuto scalare la Mole al posto nostro non avrebbe vissuto le stesse sensazioni che abbiamo provato io e il mio socio. Passiamo la vita appesi a prenderci cura del monumento simbolo di Torino e i torinesi lo sanno e ce ne sono grati.

Sono passati un po’ di giorni dall’evento e tutto si sta affievolendo. Finché Espress Edizioni, il mio editore nonché organizzatore dello spettacolo, mi manda e mette on-line il  montaggio delle riprese effettuate quella sera e quindi riesco a vedere le mitiche riprese effettuate dal drone della Salt & Lemon. Mi è venuta la pelle d’oca. L’aver vissuto in prima persona l’emozione della salita e ore vederle da spettatore ha reso esponenziale l’emozione vissuta.

Grazie a tutti!

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