La leggenda di Carlo

di Maria Rosa Fabbrini – La Val Genova è un profondo solco laterale della Val Rendena, in Trentino, nel settore occidentale del Parco Adamello-Brenta. La strada carrozzabile di 17 chilometri che la  percorre inizia a Carisolo (808 m) e si stacca dalla statale 239 di Campiglio. La bellezza e la quiete di questa solitaria valle sono tanto più apprezzabili in un Ferragosto altrove affollato. Ripidi pendii dovuti al modellamento glaciale, fitti boschi di abeti, larici, faggi, mughi; numerosi torrenti che superano imponenti salti di roccia prima di confluire nel Sarca di Genova (uno dei tre rami che alimentano il Sarca della Val Rendena). Ma la scoperta più bella è la piccola chiesa cimiteriale di Santo Stefano, edificata intorno al X secolo su una rupe granitica che domina l’imbocco della valle, affrescata nella facciata esterna e all’interno dalla sapiente mano di Simone II Baschenis di Averara, appartenente a una stirpe di frescanti di origine bergamasca che segnarono in modo decisivo l’arte pittorica trentina a cavallo tra il 1450 e il 1670.

Carlo Magno, particolare del grande affresco nella chiesa di Santo Stefano.

Il primo colpo d’occhio è per la splendida Danza macabra affrescata nel 1519 sulla parete esterna, orientata a sud ovest, che propone un tema iconografico tardo medievale inconsueto in Italia ma ripetuto con altrettanta maestria, sempre da Simone Baschenis, nella vicina chiesa di San Vigilio a Pinzolo di Val Rendena.

Uno dei numerosi affreschi cinquecenteschi interni di Santo Stefano ci porta all’incontro con Carlo Magno. Eseguito anch’esso nel 1519, consacra ufficialmente l’antica tradizione del passaggio del re dei Franchi nelle prealpi lombardo-trentine. Il paesaggio di queste valli fa da sfondo alla scena in cui Carlo Magno, attorniato dalla sua corte, assiste al battesimo di un catecumeno. Sotto l’affresco è riprodotta in caratteri gotici l’iscrizione di circa cinque metri per due di altezza nota come Il privilegio di Santo Stefano di Rendena dalla quale si può ricostruire l’itinerario che Carlo Magno, dopo aver vinto a Pavia nel 774 Desiderio, re dei Longobardi,  avrebbe seguito nel suo leggendario passaggio attraverso la Val Camonica, il Tonale, la Val di Sole e la Val Rendena (dove si sarebbe fermato a Pelugo e Santo Stefano).

Nei pressi della chiesa di Santo Stefano esisteva fino al secolo scorso una vetreria di proprietà della famiglia di Nepomuceno Bolognini, garibaldino, irredentista, alpinista, fondatore della Sat (Società Alpinisti Trentini) sul cui annuario pubblicò tra i primi, nel 1875, il racconto della “leggendaria spedizione di Carlo Magno”.

L’eco dei transiti alpini del re dei Franchi, non ancora incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, si ritrova anche in due toponimi di Madonna di Campiglio: Passo Carlo Magno e Campo Carlo Magno. Sono di attribuzione recente (risalgono infatti al 1909 quando il ministero del Commercio sancì i due nuovi nomi di luogo) ma testimoniano la persistenza dell’antica tradizione diffusa non soltanto nelle due valli che si innestano nel valico alpino di Madonna di Campiglio (la Val Rendena e la Val di Sole), ma anche nelle valli prealpine di area bergamasca e bresciana (Valli del Serio e dell’Oglio)

Per ulteriori approfondimenti si può consultare il sito www.carolusmagnus.it realizzato nell’ambito del “Progetto Carlo Magno” che ha ottenuto il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, della Provincia di Brescia,

Pinzolo – La danza macabra.

della Regione autonoma Trentino – Alto Adige, e dei comuni di Brescia e di Carisòlo

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